HOME
FEDE ORTODOSSA
PARROCCHIE
RITO BIZANTINO
ICONOGRAFIA
CONTATTI
  
                  

 


    DIGIUNI ED EVENTI


E' il sacramento che ci trasforma in fedeli amministratori dei beni della terra e ci consacra sacerdoti della famiglia, re del nostro corpo e profeti del tempo futuro. Il digiuno consiste nell’escludere - con equilibrio, in alcuni giorni - vino (e alcolici); olio; grassi e proteine animali (carne, pesce, uova, burro, latticini…) e nel consumare pane, pasta, riso, olive, ortaggi, legumi, frutta... Consentiti anche i molluschi e a volta i derivati dalla soia. Anziani, malati, militari, detenuti, ecc. potrebbero avere difficoltà a rispettare la pratica del digiuno: ne parlino con il proprio padre spirituale. Come principio generale, si digiuna ogni mercoledì e venerdì dell’anno; non si digiuna di sabato-domenica.



IL DIGIUNO EUCARISTICO


E' proporzionato alla vita spirituale di ognuno; c’è differenza infatti tra chi fa la comunione spesso e chi di rado: si chieda al proprio padre spirituale. Di solito la sera avanti si fa una parca cena e poi si digiuna sino alla comunione.

 


I DIGIUNI PRINCIPALI


Sono: primo giorno di Quaresima (Lunedì puro); grande Venerdì (e grande Sabato); 14 settembre (esaltazione della Croce) e 29 agosto (martirio del Precursore): se questi due giorni capitano di sabato-domenica si fa uso d’olio e vino.


DIGIUNO DELLE TEOFANIE


Si digiuna a partire dal 15 novembre: sino al 17 dicembre si fa però uso di pesce, olio e vino (tranne mercoledì-venerdì). Dal 18 dicembre il digiuno è più rigoroso, ma di sabato-domenica si fa uso di olio e vino. Il 24 dicembre si fa digiuno stretto, ma se è sabato-domenica si fa uso di olio e vino. Questo digiuno della vigilia è all’origine della tradizione del cenone a base di magro: dopo la Liturgia (alla cena del 24) alcuni usano molluschi, stocco, olio e vino. Il 25 dicembre e sino al 4 gennaio non si digiuna. Il 5 gennaio si fa digiuno stretto, ma se è sabato-domenica si fa uso di olio e vino. Dopo la Liturgia, alla cena del 5, alcuni si regolano come alla vigilia del 24 dicembre. Il 6 gennaio non si digiuna.



DIGIUNO PASQUALE


Nelle settimane del Fariseo: non si digiuna; del Figlio dissoluto: solito digiuno del mercoledì-venerdì; di Carnevale: ogni giorno, digiuno con uso di pesce, olio, vino, uova, latticini; I di quaresima: Lunedì puro, digiuno stretto; negli altri giorni, digiuno ma di sabato-domenica si fa uso di olio e vino; II, III e IV: digiuno ma di sabato-domenica si fa uso di olio e vino; V: digiuno ma giovedì, sabato e domenica si fa uso di olio e vino; VI: digiuno ma Sabato di Lazzaro e Domenica delle Palme si fa uso di pesce, olio e vino; Grande e Santa: digiuno ma il grande Giovedì si usa olio e vino; I di Pasqua: non si digiuna; II e III: mercoledì-venerdì, digiuno con uso d’olio e vino; IV: mercoledì, digiuno con uso di pesce, olio e vino; venerdì, digiuno con uso di olio e vino; V - VI - VII: mercoledì-venerdì, digiuno con uso d’olio e vino; nel mercoledì avanti l’Ascensione licenza anche di pesce; di Pentecoste: non si digiuna.



IL DIGIUNO DEGLI APOSTOLI


Comprende il periodo tra la domenica di tutti i Santi e il 28 giugno; tranne che mercoledì-venerdì ogni giorno c’è licenza di pesce, olio e vino.



IL DIGIUNO DEL TRANSITO


Rivive gli ultimi giorni della Madre di Dio (1-15 agosto); licenza d’olio e vino solo sabato-domenica. Nella Metamorfosi del Salvatore (6 agosto), in qualunque giorno capiti, c’è licenza di pesce, olio e vino, così come lo stesso 15 agosto.


IL DIGIUNO NELLA CHIESA ORTODOSSA


Proprio come esistono periodi di festa nella Chiesa, esistono anche periodi di digiuno. Gesù Cristo stesso ha digiunato spesso e raccomandava che anche il popolo digiunasse. Il digiuno non è un insieme di prescrizioni per la dieta e non viene effettuato per ottemperare esigenze legalistiche. Il digiuno, accompagnato dalla preghiera, è un aiuto spirituale che disciplina il corpo e l'anima e permette all'uomo di portarsi più vicino a Dio, specialmente durante i periodi di preparazione
alle grandi feste della Chiesa. Il digiuno non consiste nell'eliminazione totale del cibo, come si potrebbe erroneamente credere, ma nel regolarlo nel modo seguente: A) Eliminare la carne ed i suoi derivati, compresi i latticini e il pesce, nei seguenti giorni: ogni Mercoledì e Venerdì; durante la Grande Quaresima (10 marzo-26 aprile); durante il digiuno dei Santi Apostoli; durante il digiuno della Dormizione (1-14 agosto); durante il digiuno del Natale (15 novembre - 24 dicembre). Il pesce si consuma nei seguenti giorni di digiuno: nella festa dell'Annunciazione (25 marzo); Domenica delle Palme (20 aprile); durante il digiuno dei SS. Apostoli (tranne Mercoledì e Venerdì); nella festa della Trasfigurazione (6 agosto); durante il digiuno di Natale (15 novembre - 17 dicembre, tranne Mercoledì e Venerdì). Il digiuno austero, che consiste nell'astinenza anche dell'olio e del vino, si pratica nei seguenti giorni: nella vigilia dell'Epifania (5 gennaio); ogni Mercoledì e Venerdì della Grande Quaresima; il Lunedì Puro (10 marzo); durante la Settimana Santa (21-26 aprile); nella festa della decapitazione di San Giovanni Battista (29 agosto); nella festa dell'Esaltazione della Santa Croce (14 settembre). B) Periodi esenti da ogni tipo di digiuno: Settimana dopo la Domenica del Fariseo e Pubblicano (17-23 febbraio); Settimana del Rinnovamento (28 aprile - 4 maggio); Apodosi della Santa Pasqua (Mercoledì 4 giugno); Settimana dopo Pentecoste (16-22 giugno); Periodo tra Natale ed Epifania (26 dicembre - 4 gennaio).


BATTESIMI


Si celebrano durante tutto l'anno, tranne nella Settimana Santa. Si deve presentare il certificato di nascita. Il padrino o la madrina deve essere cristiano ortodosso. Nel caso di conversione di eterodossi all'Ortodossia, qualora siano battezzati nel nome della Santissima Trinità, viene amministrata solo la Santa Cresima, dopo che sono stati istruiti nella fede ortodossa.

 


MATRIMONI


Non vengono celebrati: dal 12 dicembre sino a Natale; dal Lunedì Puro sino a Pasqua (10 marzo - 27 aprile); durante la Quaresima della Dormizione (1-15 agosto); il 05 gennaio, vigilia della Epifania; il 29 agosto, festa della Decapitazione di Giovanni il Precursore; il 14 settembre, festa dell'Esaltazione della Santa Croce; con non cristiani o con denominazioni cristiane che non hanno un battesimo canonico valido. Per la celebrazione di un matrimonio occorre: la celebrazione del matrimonio civile; il certificato di stato libero dei futuri sposi rilasciato dalla diocesi del loro luogo di nascita e battesimo ed anche dal proprio Comune; il certificato di battesimo e cresima per la parte non ortodossa, rilasciato dalla Parrocchia in cui sono stati celebrati tali sacramenti; una dichiarazione firmata della parte eterodossa, in cui assume la responsabilità morale di battezzare ed educare i figli nella Chiesa Ortodossa; che il/la testimone sia ortodosso/a. Nel caso di seconde o terze nozze, occorre che la parte interessata presenti il divorzio civile del precedente matrimonio, nonchè quello religioso, qualora il precedente matrimonio sia stato celebrato in una chiesa ortodossa, o, in caso di vedovanza, che presenti il certificato di morte del coniuge defunto. E' tassativamente proibita la concelebrazione del sacramento del matrimonio da parte di sacerdoti ortodossi, con ministri di culto eterodossi.


DIVORZI


Per il rilascio del divorzio ecclesiastico occorre: che sia già stato rilasciato il divorzio civile; che la parte interessata al divorzio religioso presenti relativa domanda all'Arcidiocesi. In tale domanda vanno menzionate le ragioni per cui la convivenza è stata sciolta. Insieme alla domanda di divorzio vengono presentate copie: del certificato del matrimonio religioso; del certificato del divorzio civile.


FUNERALI


Prima di ogni cosa i parenti devono informare immediatamente il sacerdote che indichi loro le iniziative da intraprendere. Secondo la tradizione della nostra Santa Chiesa, è proibita la cremazione dei morti.



COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI


Le commemorazioni solenni per i defunti sono preghiere della Chiesa formulate per il riposo dell'anima di coloro che si sono addormentati nel Signore. Commemorazioni avvengono nel terzo, nono, e quarantesimo giorno dalla morte. Inoltre il terzo, sesto, nono e dodicesimo mese ed in ogni anniversario, nonchè nei cosiddetti "Sabati delle anime", in cui si prega per tutti gli addormentati nel Signore. Vengono celebrate commemorazioni solenni nel corso di tutto l'anno, tranne nei seguenti periodi: dal Sabato di Lazzaro sino alla Domenica di Tommaso; dal 25 dicembre al 06 gennaio; nelle feste della Decapitazione di San Giovanni il Precursore (29 agosto) e dell'Esaltazione della Santa Croce (14 settembre); nelle principali feste dedicate a Cristo: Circoncisione, Epifania, Presentazione al Tempio, Ascensione, Trasfigurazione, Natale; nelle principali feste dedicate alla Madre di Dio: Annunciazione, Dormizione, Natività, Ingresso al Tempio, Festa della Sua Sinassi; nella festa della Pentecoste e dello Spirito Santo; nel giorno della festa patronale della chiesa parrocchiale.


PREGHIERA DEL CUORE


La Scrittura, che non inganna, ci chiede di essere sempre lieti e di pregare continuamente, senza interruzione (I Tess. 5, 15). Nell’attesa di trovare un buon allenatore all’arte della preghiera continua, possiamo seguire il suggerimento di san Niceforo l’Esicasta. E’ necessario, egli dice, sedersi tranquilli e svuotarsi d’ogni preoccupazione. Quando la mente è libera da ogni pensiero e da ogni immagine - anche se pia, devota - con il respiro bisogna introdurre nel cuore il grido: Signore Gesù, Figlio di Dio, pietà di me!, e lì trattenere il Nome che è sopra ogni nome, finchè la preghiera diverrà continua. Qualsiasi cosa noi facciamo, sia che dormiamo sia che lavoriamo, allora il nostro cuore continuerà a pronunciare il Nome a cui si prega ogni essere in cielo, in terra e negli inferi. Con la preghiera continua si stabilirà così una straordinaria unione tra noi e Dio: noi saremo penetrati dalle Energie, e il dono dello Spirito ci deificherà, come sta scritto: Ora siamo figli di Dio, e non è ancora apparso cosa saremo. Quando si sarà manifestato, saremo simili a Lui, perché lo vedremo come è. (I Gv. 3, 2). Noi tutti, riflettendo come in uno specchio la Gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, com’è (dato) dallo Spirito che è Signore. (II Cor. 3, 8). Prima ancora della preghiera continua - che è detta anche Preghiera del cuore o Preghiera di Gesù - bisogna però porre la partecipazione alla vita della Chiesa: il Vespro, il Mattutino, l’Eucaristia, e gli altri riti. Le preghiere qui scelte sono un aiuto per tutti quei momenti in cui non si può partecipare alle celebrazioni in un monastero o nella propria parrocchia. Si ringraziano particolarmente i padri Livio e Gabriele, eccezionali monaci italiani e guide spirituali del Monastero ortodosso di S. Basilio in Revello.

 


BELLEZZA E SIMBOLI

I colori splendenti, l'iconografia ieratica e la bellezza interna di una chiesa ortodossa son generalmente in contrasto con la semplicità che si riscontra in molte chiese di altre confessioni cristiane. Quando si entra in una chiesa ortodossa è come entrare in un mondo di colore e di luce. La struttura architettonica e la decorazione interna della chiesa non creano solamente una caratteristica atmosfera di culto, ma riflettono ed esprimono anche molti intendimenti fondamentali dell'Ortodossia. La Chiesa ortodossa crede che Dio sia il Creatore del cielo e della terra, presente nella Sua opera attraverso le Sue energie creative. Ciò significa che il mondo materiale, prezioso e buono, e' un mezzo importante attraverso il quale Dio si manifesta. La Chiesa ortodossa afferma questa convinzione tramite l'ampio uso della creazione materiale non solo per l'abbellimento dei suoi luoghi di culto, ma anche nei suoi sacramenti e funzioni sacre. Per esempio, quando il pane e il vino, i primi frutti della creazione, sono offerti nell'Eucaristia, sono anche offerte simboliche di tutta la creazione a Dio suo creatore. Dal momento che sono fruibili tutti i doni della creazione, l'interno di una chiesa ortodossa e' di solito molto bello. Progettato per creare un'atmosfera che e' di intimità con il divino, l'edificio e' pieno di un senso di gioia e di gratitudine per la bontà di Dio. L'Ortodossia riconosce così che la bellezza e' una dimensione fondamentale della vita umana. Tramite l'iconografia e le cerimonie liturgiche della Chiesa, la bellezza della creazione diventa un mezzo importantissimo per lodare Dio. I doni divini del mondo materiale vengono modellati dalle mani umane in un'espressione di bellezza che glorifica il Creatore. Come la pia donna versò il suo olio profumato sui piedi di Gesù, nostro Signore, così l'Ortodossia cerca sempre di offrire a Dio quanto di meglio e di più bello esiste.


SPAZIO SACRO


L'interno della chiesa e' molto importante per il culto ortodosso. L'architettura e l'arte sono funzionali all'esperienza totale del culto che coinvolge intelletto, sentimenti e sensi. L'Eucaristia e gli altri sacramenti e funzioni sacre si svolgono alla presenza di Dio, rendendo testimonianza della Sua presenza e della Sua opera. Quindi nella tradizione ortodossa vi e' una fortissima consapevolezza che la chiesa e' la Casa di Dio e il posto in cui dimora la Sua gloria. Per questo tutte le chiese ortodosse sono benedette, consacrate e distinte come spazio sacro. L'intera chiesa rende testimonianza della presenza di Dio tra il Suo popolo. Un'antica espressione dice: Il cristiano consideri bene, quando entra in chiesa, che entra in un altro cielo; che la stessa maestosità di Dio che si trova in cielo è anche nella Sua chiesa. Perciò il cristiano vi deve entrare con reverenza e timore. Nella sua forma ideale una chiesa ortodossa e' relativamente piccola affinchè si evidenzi e si rafforzi il senso di comunità nel culto. Essa e' generalmente costruita a forma di croce e divisa in tre sezioni: il nartece, la navata e il santuario. II nartece e' una specie di vestibolo. Nell'antichità questo spazio era il luogo dove i catecumeni (coloro che venivano educati nella fede e preparati al battesimo) e i penitenti rimanevano durante certi momenti delle funzioni. Oggi l'inizio della funzione del battesimo e, in alcune parrocchie, anche quello della funzione del matrimonio si svolge nel nartece per procedere poi nella navata. Questa processione rappresenta simbolicamente un movimento graduale nel Regno di Dio. In molte parrocchie ortodosse il nartece è lo spazio dove i fedeli fanno le loro offerte, prendono una candela, l'accendono davanti ad una icona e innalzano una preghiera personale prima di unirsi all'assemblea. La navata è il vasto spazio centrale della chiesa, dove i fedeli si riuniscono per il culto. Benché la vecchia usanza voglia che la navata sia aperta e senza sedie, oggi in molte chiese ortodosse, soprattutto dell'occidente, ci sono panche. Nella parte destra della navata si trova il trono del vescovo, dal  quale questi presiede la liturgia, quale icona vivente di Cristo tra il suo popolo. Anche in assenza del vescovo il trono ricorda a tutti che la parrocchia non è una realtà isolata, ma che fa parte di una diocesi guidata dal vescovo. Nella parte sinistra della navata è collocato il pulpito, dal quale è proclamato il Vangelo e pronunciata l'omelia. Il coro e i cantori occupano frequentemente le zone sui lati della navata. Il santuario è la parte più sacra della chiesa e la zona riservata al clero e ai suoi assistenti. Il santuario con il santo altare è separato dalla navata per mezzo dell'iconostasi. Questa divisione serve a ricordarci che il Regno di Dio non è completo e che spesso ci troviamo separati da Dio a causa del peccato. Però, durante la Divina Liturgia, quando si ha accesso ai Santi Doni, ci viene ricordato che tramite Cristo il cielo e la terra sono uniti e che tramite Lui noi abbiamo accesso al Padre. Non tutte le funzioni si svolgono nel santuario. Molte sono celebrate nel centro della navata, in mezzo all'assemblea. L'Ortodossia sottolinea così che il culto della Chiesa è offerto da e per tutto il popolo.


L’ALTARE


L'altare o santa mensa, è il cuore e il centro di una chiesa ortodossa. E' qui che i doni eucaristici, il pane e il vino, sono offerti al Padre, come Cristo ci raccomandò di fare. Lì si custodisce il tabernacolo con la Santa Comunione riservata agli ammalati o ai moribondi. Lì si tiene il Vangelo quando non è celebrata la Divina Liturgia.


IL RITO BIZANTINO


Fra i diversi riti liturgici cristiani, quello bizantino è di importanza assolutamente eccezionale per il numero dei fedeli che lo praticano, l'antichità e la venerabilità delle Chiese che lo hanno accolto, e la sua intrinseca bellezza: l'incomparabile splendore del cerimoniale, e la ricchezza teologica e spirituale dei testi, che non di rado sono poeticamente incantevoli. Sostanzialmente formatosi fra il VI e il IX secolo, continuò ad evolvere e ad arricchirsi in modo significativo fino al sec. XII e oltre. Dall'originaria lingua greca, sia l'ufficiatura che la liturgia eucaristica vennero tradotte - in modo più o meno completo - nelle diverse lingue dei popoli che via via le adottarono: in slavo, in armeno, in siriaco, in arabo, in georgiano, in rumeno, in ungherese, in albanese, ecc. Attualmente, "la liturgia bizantina viene praticata nei patriarcati di Costantinopoli e Gerusalemme... nel katolikosato di Georgia, nei patriarcati... di Mosca (cioè in tutta la Russia), Serbia, Romania, Bulgaria, e in una serie di Chiese autocefale", oltre che in tutta la diaspora ortodossa e dalle Chiese greco-cattoliche.


LA CELEBRAZIONE EUCARISTICA


Il rito inizia con una lunga preparazione ("pròtesi"), che si svolge a un altare laterale al di là dell'iconostasi: i ministri indossano i paramenti sacri recitando preghiere che ne illustrano il significato simbolico, e predispongono le oblate per la celebrazione. La "liturgia dei catecumeni" comincia con una grande dossologia che viene cantata mentre il diacono incensa tutta la chiesa. A una preghiera litanica (la "grande sinaptì") seguono antifone o salmi dai tipika’, intercalati da brevi litanie di supplica. Il sacerdote ed il diacono, che porta il vangelo, compiono poi la processione detta del "piccolo ingresso"; dopo il canto del trisagio, la proclamazione dell'epistola e del vangelo (ed eventualmente l'omelia), se sono presenti dei catecumeni si canta una nuova invocazione litanica e si dicono preghiere particolari per loro. Dopo il congedo dei catecumeni, inizia solennemente la "liturgia dei fedeli" con il quale le oblate, al canto dell'inno cherubico, vengono portate dalla pròtesi sull'altare. A una nuova preghiera litanica e alla recita del simbolo di fede segue l'anafora, che si conclude con le grandi intercessioni. La preparazione alla comunione è costituita da una preghiera litanica, dal Padre nostro, da qualche altra invocazione e infine dal rito dello zéon: si versa nel calice un pò d'acqua bollente, a significare il fervore dello Spirito che nella Pentecoste portò a compimento il mistero pasquale del Signore. La comunione si distribuisce sempre sotto ambedue le specie: di norma, le particole del pane vengono immerse nel calice e date ai fedeli in un cucchiaino. La celebrazione si conclude con un'azione di grazie, la benedizione e il congedo dei fedeli, ai quali viene poi offerto il pane benedetto ("antìdoron").



LA CHIESA BIZANTINA


La liturgia che si è brevemente descritta esige di essere celebrata, oltre che con una certa solennità e in canto, in una chiesa che consenta lo svolgersi adeguato di tutti i riti e i movimenti prescritti, quale è appunto la chiesa di tipo bizantino. Nella sua forma classica, essa consta di tre parti: il nartece, la navata e il santuario. Il nartece è il vestibolo della chiesa, a cui si accede da un cortile (atrio) con portico: nel mezzo del cortile si trova talvolta una fontana alla quale un tempo i fedeli, con un rito di purificazione si lavavano viso e mani (l'uso dell'acquasantiera all'ingresso della chiesa è ignorato). Attraverso le cosiddette “grandi porte” si passa dal cortile al nartece, dove è posto il fonte battesimale; le “porte regali” immettono quindi nella navata, che è il luogo dell'assemblea dei fedeli. Verso il fondo della navata, la zona riservata al clero e al coro (o ai cori) fornita di stalli di cui uno - solitamente a destra - per il vescovo. Davanti all'iconostasi c'è il cosiddetto soléa, spesso ampliato a semicerchio, riservato al diacono e al lettore. Pure di fronte all'iconostasi, o all'inizio della zona del clero, una specie di leggìo - il “proskinitario” - regge l'icona che rappresenta il mistero o il santo del giorno o il santo al quale è dedicata la chiesa: davanti al proskinitario, su uno o due candelabri ardono le candele offerte dai fedeli. L'iconostasi è la struttura ornata di icone che separa il santuario dalla navata: nel santuario, luogo del sacrificio eucaristico, si entra attraverso le “porte sante” e due porte laterali. A destra delle porte sante si trovano l'icona del Cristo e quella di san Giovanni Battista, e a sinistra quelle della Vergine e del patrono della chiesa. Al centro del santuario si trova l'altare o mensa di norma quadrato oppure formato da una lastra collocata su un blocco di forma cubica, simbolo del Cristo, con quattro colonne intese come simbolo dei quattro evangelisti. Dietro l'altare, sul fondo dell'abside, c'è un seggio - o un trono elevato - per il vescovo; a sinistra della santa mensa è collocato l'altare dove si celebra il rito della pròtesi, e a destra si trova il cosiddetto diakonikòn, una specie di sagrestia - anch'essa con altare - dove vengono posti i parametri sacri e dove li indossano i sacerdoti e gli altri ministri.


IL MISTERO DELL'UNITA' NELL'ESPERIENZA LITURGICA DELLA CHIESA ORTODOSSA


Nella chiesa ortodossa, l'unità non viene concepita come semplice pianificazione amministrativa ed impresa umana, ma come grazia e pienezza di quella vita nuova che rinnova gli abitanti della terra e tutto il loro mondo. La teologia non ha una sua filosofìa, la spiritualità una sua mentalità, l'amministrazione un suo sistema, l'iconografia una sua scuola. Tutto esce dall'identica piscina battesimale, dall'esperienza liturgica. Tutto concelebra trinitariamente, cantando l'inno trisagio con la propria lingua. "Tutto comincia ad esprimersi con i nuovi dogmi, le nuove parole, i nuovi insegnamenti della Trinità santa". Niente è arbitrario, isolato, estraneo o aggiunto meccanicamente. Niente ha la propria legge, la propria "volontà", intesa come ribellione. Niente vi entra di una natura, di una intellezione o di una condizione estranea. Ogni cosa è illuminata dalla grazia trinitaria. Ogni cosa convive e si incarna nel tutto, organicamente. C'è una legge spirituale che domina sulle realtà celesti e sulle terrestri. Tutto emana e procede dalla conoscenza della Trinità santa. Tutto emerge da quella piscina battesimale che è la vita del Padre e del Figlio e dello Spirito santo: dal battesimo nella morte di Gesù. "Dal sepolcro la vita si è levata" e si leva. Dopo il passaggio della morte, tutto esiste in maniera diversa. Si può affermare che, dalla più bassa funzione di vita agli angelici cori dell'inno trisagio, emerge incessantemente l'identica eco trinitaria. Sottomesso docilmente alle leggi della liturgia trinitaria e incantato da questa armoniosissima sinfonia, l'uomo viene portato sulle ali della libertà dello Spirito: dallo spazio chiuso del creato, esse lo fanno uscire nell'ampia distesa del paradiso e lo ristabiliscono nella dignità che gli è propria. Per questo, quando un ortodosso si interroga sul tema dell'unità, la sua mente non va a qualcosa di umano e di chiuso, ma a qualcosa di infinito e divino. E' tutto scosso dal clamore di vittoria che si innalza incessantemente dalla chiesa del Risorto: "Fu catturata con la morte la morte" (Parakletike). L'unità della chiesa si organizza, si regge e si manifesta dopo la morte che porta alla vita eterna. L'unità della chiesa ha le dimensioni della libertà e il regime della "vita nuova". E la chiesa incarna questa morte che vince la morte e conduce alla vita eterna - alla vera unità e alla pericoresi divina - in tutto il suo corpo e in tutte le sue manifestazioni: nella teologia, con la conoscenza apofatica che è Golgotha dell'intellezione; nell'organizzazione, con l'esistere conciliarmente, "trinitariamente"; nella divina liturgia, con l'offerta integrale: "Le cose tue da ciò che è tuo a Te offriamo, in tutto e per tutto"; nell'icona, con la manifestazione figurativa dell'ethos liturgico; nella spiritualità, con la ricerca dell'umiltà (e non con la semplice acquisizione delle virtù); umiltà che è sacrificio di tutto e kenosi dolorosa. In questo modo, attraverso la crocifissione dell'umano (della propria volontà), tutto il mondo della chiesa è inondato di gioia. Si muove, opera e si manifesta la grazia proveniente dall'alto, la quale unifica organicamente ogni cosa. Il difficile problema sta qui: come possa l'uomo d'oggi vivere la liturgia. Come si possa colmare la distanza che separa l'angoscia e la sete dell'uomo moderno dalla pienezza della vita nuova e dalla creazione dei Padri. Oppure, come si possa abolire la distanza che separa teologia e vita. Se ciò avverrà, nuovi corsi d'acqua disseteranno la nostra terra assetata, e linfe della nostra tradizione ortodossa, che ha profonde radici, rinnoveranno i germogli del nostro coraggio e della nostra vita. Comprenderemo, allora, l'unità, l'unicità e la cattolicità dell'ortodossia, che ricapitola tutto. Comprenderemo che non c'è base per un confronto con niente di precedente o seguente. Dentro di sè essa nasconde tutto ciò che è precedente, da prima dei secoli, e tutto ciò che è seguente, senza fine. Tutto si dà a conoscere come nuovo, poichè il Signore è "Colui che è, che era e che viene" (Ap. 1, 4). Tutto è provato ed intatto; non sta in piedi alcun idolo fatto con mani o concetti, poichè Dio si dà a conoscere qui come "l'Uno, il Tutto e il Nessuno" (san Gregorio il Teologo). Soltanto qui Dio è conosciuto come datore dell'unità. Soltanto qui l'uomo trova tutto se stesso, salvato nell'anima e nel corpo.


AKATHISTO… CONGRATULAZIONI ALLA TUTTA SANTA


Nell’anno 626, mentre era imperatore dei Romani il grande Eraclio, e Sergio I arcivescovo di Nuova Roma, venne Shahrbarâz con i suoi dalla Persia, occupò Calcedonia e si accampò sul Bosforo; dalle terre degli Sciti calò anche il khãn degli Avari, alla testa d’innumerevoli schiere di Gepidi, e pose assedio, per terra e per mare, alla Regina delle città. Per tutta la notte il popolo accorse allora al santuario di Blacherne, nel cui tesoro erano custodite preziose reliquie della Tuttasanta, pregando e invocando il divino aiuto. E all’alba gli Avari tolsero l’assedio, battendo vergognosamente in ritirata nelle terre degli Sciti, mentre i Persiani si dispersero in Siria. Per celebrare la liberazione della Città, il patriarca Sergio (o, piuttosto, Giorgio di Pisidia, archivista della Grande Chiesa) compose un poema in 24 Stanze, quante le lettere dell’alfabeto, che il popolo prese l’abitudine di cantare in piedi (donde il nome a-kathistos) per ricordare l’insonne notte di paura e di speranza. Un tempo si usava celebrare l’Akàthistos alla veglia del 25 marzo; poi se ne estese l’uso alle veglie di tutti i sabati. Oggi, tranne che nei monasteri, si canta solo a sera dei primi quattro venerdì di quaresima, dicendo ogni volta solo una sezione delle Stanze, e integralmente a sera del quinto venerdì. Per questo si distingue tra “primi“, “secondi“… e “Grandi” Cheretismì (saluti, congratulazioni) alla Tuttasanta Madre di Dio. Le Stanze sono intercalate a un mirabile poema composto da san Giuseppe di Siracusa, detto l’Innografo.


Al V venerdì dei Digiuni, al piccolo apòdipno, dopo E’ veramente cosa degna, si canta: Conosciuto l’ordine che gli era stato dato segretamente, sollecito giunse l'incorporeo alla dimora di Giuseppe, e disse all’ignara di nozze: Colui che ha piegato i cieli con la sua discesa, immutabile, tutto è contenuto in te; e io vedendo nel tuo grembo lui, che ha preso forma di servo, in profondo stupore a te esclamo: Gioisci, sposa senza nozze!


S: Il primo degli angeli fu inviato dal cielo a dire Gioisci!, alla Madre di Dio, e vedendo te, o Signore, che all’incorporeo suono della voce, assumevi un corpo, ristette attonito, a lei così acclamando: Gioisci, tu per cui risplenderà la gioia; gioisci, tu per cui cesserà la maledizione. Gioisci, tu che richiami dall’esilio il caduto Adamo; gioisci, riscatto delle lacrime di Eva. Gioisci, altezza inaccessibile ai pensieri umani; gioisci, profondità imperscrutabile anche agli occhi degli angeli. Gioisci, tu che sei trono del re; gioisci, perché porti colui che tutto porta. Gioisci, stella che manifesti il sole; gioisci, grembo della divina incarnazione. Gioisci, tu per cui si rinnova la creazione; gioisci, tu per cui si fa bambino il creatore. Gioisci, sposa senza nozze!

T: Gioisci, sposa senza nozze!


S: Vedendosi, la santa, nella sua castità, con ardire dice a Gabriele: Il paradosso della tua parola appare inammissibile all’anima mia. Tu parli di parto da una concezione senza seme!, e acclami: Alliluia!


T: Alliluia!


S: Cercando la vergine di conoscere una scienza sconosciuta, esclamò rivolta al sacro ministro: Dal mio grembo casto, com’è possibile che un figlio sia partorito? Dimmelo! Ed egli a lei rispose, con santo timore così acclamando: Gioisci, iniziata a ineffabile consiglio; gioisci, prova di eventi che richiedono silenzio. Gioisci, preludio dei prodigi di Cristo; gioisci, compendio dei suoi dogmi. Gioisci, celeste scala, per la quale è disceso Dio; gioisci, o ponte che fai passare i figli della terra al cielo. Gioisci, meraviglia decantata dagli angeli; gioisci, dei demoni lamentata sconfitta. Gioisci, tu che ineffabilmente hai generato la luce; gioisci, tu che a nessuno hai indicato il come. Gioisci, tu che superi la scienza dei sapienti; gioisci, tu che rischiari il cuore dei credenti. Gioisci, sposa senza nozze!


T: Gioisci, sposa senza nozze!


S: La potenza dell'Altissimo adombrò allora l’ignara di nozze sì ch’essa concepisse, e del suo grembo fecondo fece un ameno campo per quanti vogliono mietervi salvezza, cosi cantando: Alliluia!


T: Alliluia!


S: Con Dio nel suo grembo, corse la vergine da Elisabetta, e il bambino di lei, subito riconoscendo il suo saluto, gioì, e con salti, come con cantici, esclamava alla Madre di Dio: Gioisci, virgulto di pianta che non appassisce; gioisci, possesso di frutto puro. Gioisci, tu che coltivi il coltivatore amico degli uomini; gioisci, tu che generi colui che genera la nostra vita. Gioisci, terreno che produci abbondanza di misericordia; gioisci, mensa che porti copia di perdono. Gioisci, perché fai rifiorire il giardino di delizie; gioisci, perché prepari il porto delle anime. Gioisci, gradito incenso di intercessione; gioisci, propiziazione del mondo intero. Gioisci, benevolenza di Dio per i mortali; gioisci, fiducia dei mortali in Dio. Gioisci, sposa senza nozze!


T: Gioisci, sposa senza nozze!


S: Avendo nell’intimo una tempesta di contrastanti pensieri, il casto Giuseppe restò turbato, vedendoti non maritata e sospettando un’unione furtiva, o irreprensibile. Ma, conosciuto il tuo concepimento da Spirito santo, disse: Alliluia!


T: Alliluia!


POEMA DI SAN GIUSEPPE DI SIRACUSA 



Leggi il Poema di San Giuseppe

TONO E PLAGALE

Leggi il Tono e Plagale



ALCUNE MEMORIE PARTICOLARI


Oltre alla festa onomastica o patronale (città, parrocchia, monastero...), quando cadono di mercoledì o venerdì consentono l'uso d'olio, vino (e pesce):

 

SETTEMBRE

 

OTTOBRE

1

(+ pesce) Indizione

6

Tommaso apostolo

6

Michele arcangelo

18

Luca evangelista

8

(+ pesce) nascita della Tuttasanta

23

Giacomo apostolo

9

Gioacchino e Anna

26

Demetrio martire

13

dedicazione della basilica dell’Anastasi

 

 

20

Eustazio martire

 

 

23

concezione del Precursore

 

 

26

assunzione del Teologo

 

 

 

 

NOVEMBRE

 

DICEMBRE

1

Cosma e Damiano

4

Barbara martire

8

gli angeli

5

Saba

12

Giovanni il Misericordioso

6

Nicola

13

Giovanni il Crisostomo

9

concepimento Tuttasanta

14

(+ pesce) Filippo apostolo

12

Spiridione

16

Matteo evangelista

15

Eleuterio martire

21

(+ pesce) Ingresso della Tuttasanta

17

Daniele profeta

25

Caterina martire

20

Ignazio

30

Andrea apostolo

 

 

 

 

GENNAIO

 

FEBBRAIO

7

(+ pesce) Il Precursore

2

(+ pesce) Incontro del Signore

11

Teodosio

8

Teodoro

16

catene di Pietro

10

Caralampo

17

Antonio

11

Biagio

18

Atanasio e Cirillo

 17

Teodoro

20

Eutimio

 

 

22

Anastasio

 

 

25

Gregorio

 

 

27

Giovanni il Crisòstomo

 

 

30

i tre pontefici

 

 


 

MARZO (in ogni caso prevale però il lunedì puro)

 

APRILE (in ogni caso prevale però la Grande Settimana

9

i quaranta martiri

23

Giorgio

25

(+ pesce) l’Annunciazione

25

Marco

26

Gabriele arcangelo

30

Giacomo

 

 

MAGGIO

 

GIUGNO

2

Atanasio

8

Teodoro

8

Giovanni

11

Bartolomeo e Barnaba

15

Pacomio

24

(+ pesce) nascita del Precursore

21

Costantino ed Elena

29

(+ pesce) Pietro e Paolo

25

il Precursore

30

gli apostoli

 

 

LUGLIO

 

AGOSTO

1

Cosma e Damiano

31

la cintura della Tuttasanta

2

veste della Tuttasanta

 

 

17

Marina

 

 

22

Maria Maddalena

 

 

25

Anna

 

 

26

Paraskevì (= Venera)

 

 

27

Pantaleo

 

 



CATECHESI ORTODOSSA


Come giunsero all'amore della vera sapienza?
Tre o quattro secoli prima di Cristo, in Alessandria vi furono alcuni sapienti che, ispirati da Dio, tradussero in greco gli antichi libri sacri d'Israele. Abbiamo così conosciuto la storia dell'umanità, narrata in questi libri: Pentateuco (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio), Gesù di Navì, Giudici, Rut, 4 libri dei Regni, 2 dei Paralipòmeni, 2 di Esdra, Neemìa, Tobia, Giuditta, Ester, 3 o 4 libri dei Maccabei. A essi si sono uniti libri divini, ricchi di sapienza e profezie: Salterio di David, Giobbe, Proverbi di Salomone, Ecclesiaste, Cantico, Sapienza di Salomone, Sapienza di Siràch, Osea, Amos, Michea, Gioele, Avdìa, Giona, Naum, Avvakùm, Sofonìa, Aggeo, Zaccarìa, Malachìa, Isaìa, Geremia, Varùch, Lamenti di Geremia, Lettera di Geremia, Ezechiele, Daniele.
Questi libri sono disponibili in Italiano?
Al momento, in italiano è disponibile solo il Salterio [edizioni Gribaudi, 1983] e il Pentateuco [edizioni dehoniane, 1999]. In tempi moderni, infatti, in Occidente alcuni hanno iniziato a usare altre Scritture o Bibbie che possono sì portare molte conoscenze ma non guidare alla sapienza. I nostri padri, infatti, avevano tanti libri: eppure non giunsero subito alla conoscenza della luce: "Veniva nel mondo la Luce vera che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo fu fatto per mezzo di lei e il mondo non la conobbe, venne tra la sua gente e i suoi non l'hanno accolta. A quanti però l'accolsero diede il potere di diventare figli di Dio, a coloro che credono nel suo nome, i quali non da sangue nè da volontà di carne nè da volontà d'uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Logos si fece carne e dimorò tra noi e noi abbiamo visto la sua gloria". (Giovanni 1, 9-14).
Altre domande sulla catechesi ortodossa...
Riportiamo qui di seguito una serie di domande e risposte concernenti la catechesi ortodossa. Si ringrazia il Sacro Monastero del Paraclito (Oropos d'Attica) per la concessione di questo libretto stampato nel 2007 ma soprattutto per aver finanziato in silenzio l'intera somma necessaria alla costruzione della nuova chiesa ortodossa di Reggio Calabria che sarà inaugurata fra qualche giorno, verso la fine del mese di settembre 2010.
Cosa ha spinto i nostri padri a cercare la verità? Perchè il Figlio di Dio si è fatto uomo? Quando è decaduta l'umanità? In quel giorno Dio ha abbandonato l'uomo? E quando è venuta l'ora? Come sappiamo che Gesù è uno della sua santa Trinità? Perchè non presenti spiegazioni razionali, e parli di visioni? E' questo il testo autentico del Credo? Perchè non possiamo conoscere Dio? Che possiamo conoscere di Dio? E' possibile pregare senza stancarsi? Perchè bisogna pregare senza interruzione? E' questa la felicità che l'uomo cerca? Perchè Cristo Gesù ha pronunciato queste parole sul monte? Perchè Cristo ha sparso il suo sangue durante la festa di Pasàq? Per i Romani d'un tempo, la croce non era segno di vergogna? Perchè Cristo è stato crocifisso fuori della città? Come è risorto, Cristo, dai morti? In che modo si è immersi in Cristo? Che ha fatto Cristo dopo la risurrezione? Perchè Cristo è salito al cielo? Che conosciamo del Santo Spirito? Da chi procede lo Spirito? La Pentecoste: si è tutto concluso? Cosa è la Chiesa? Chi è il capo della Chiesa? Su cosa è fondata la Chiesa? Perchè a volte si dice che la Chiesa è Romana? La Chiesa quindi non è Una? Tutti i cristiani fanno parte della Chiesa? Come si manifesta l'unità della Chiesa? Cosa sono i Concili Ecumenici? Sono questi gli incontri più importanti della Chiesa?Chi celebra l'Eucaristia? Come è possibile che ciò avvenga? Qual'è il compito di vescovi, sacerdoti e diaconi? Perchè è giusto che sacerdoti e diaconi siano sposati? Eppure i monaci rifiutano le nozze! Perchè hai chiamato "santo" il digiuno? Quali, e quanti sono i sacramenti? Cosa è la Preghiera dell'olio? Perchè farsi ungere con l'olio delle lampade? Perchè usiamo icone e non statue? Quando verrà il Signore? Come sarà il giudizio dei morti? Essi intanto sostano in qualche luogo purgatorio? Risorgeranno solo le anime o anche i corpi? Dove ancora posso leggere queste verità? Come posso conoscere meglio la fede ortodossa? Quali sono le principali feste dell'anno? Quali sono i periodi principali di digiuno? Quando si celebra la Pasqua? Quali sono le feste a data mobile? Perchè celebrare anche le feste "civili"? Qual'è la principale festa della Nazione romana?

Leggi il libro di Catechesi Ortodossa

Qui di seguito riporteremo un libretto con le seguenti preghiere ed argomenti: (La nostra vita) I dieci comandamenti, le beatitudini, il digiuno. (La nostra fede) Dossologia breve, Credo o Simbolo di Nicea-Costantinopoli, la Preghiera del Signore, saluto alla Croce, saluto all'icona di Cristo. (Preghiere del mattino) Esasalmo, Salmo 3, Salmo 37, Salmo 62, Salmo 87, Salmo 102, Salmo 142, Salmo 50, Preghiera di Zaccaria, Ode della Madre di Dio, Dossologia grande. (Per il perdono dei peccati) Preghiera di sant'Efrem, Grande Cànone, Ode I, Ode II, Ode III, poema di Giuseppe di Siracusa, poema di Teodoro il Siciliano, Ode IV, Ode V, Ode VI, Ode VII, Ode VIII, Ode IX, Prima della Comunione, Dopo la Comunione, Preghiera per il pranzo, (Preghiere del tramonto) Salmo 103, canto del martire Atenogene, Preghiera per la cena, (Preghiera dopo cena) Salmo 50, Salmo 69, Salmo 14, dossologia, Credo in un solo Dio..., preghiera alla Tuttasanta, preghiera al nostro Signore Gesù, canto del profeta Simeone, preghiera di Manassì, (Cànone alla Madre di Dio) poema del re Teodoro Duka Lascari, Ode I, Ode III, Kàthisma, Ode IV, Ode V, Ode VI, Kondàkion, Ode VII, Ode VIII, Ode IX, Megalynària, Per i defunti, Apolitikia e kondakia domenicali degli otto toni, Apolitikia e Theotokia, (Preghiere varie) alla Tutta santa, all'Angelo custode, (per un malato) canto di San Calogero, (contro le fantasie) canto di san Pancrazio di Taormina, preghiera di san Cipriano ch'era stato mago, preghiera di Anna ch'era madre di Samuele, preghiera del profeta Isaia, preghiera del profeta Giona, preghiera dei tre santi giovani e di Daniele, (Il digiuno) settimanale, digiuno stretto, digiuno del Natale, Grande Quaresima, digiuno degli Apostoli, digiuno del Transito, dispense.

 
                                    
 

Site Map