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ICONOGRAFIA: TEMPO E NATURA SONO RINNOVATI
La divina liturgia consente all'organismo del mondo intero di funzionare trinitariamente. Essa colloca l'intera natura in una liturgia trinitaria. L'uomo che vive la liturgia ha una visione del mondo dall'interno. Segue un coefficiente immutabile che è costituito dagli elementi mutevoli visti trinitariamente. Una scrittura simile, illeggibile per l'uomo che non vive la liturgia, è anche l'iconografia ortodossa. Altra cosa è un quadro religioso e altra un'icona liturgica. L'una, creazione di un talento artistico individuale, l'altra, germoglio e riflesso della vita liturgica. L'una è di questo mondo (Gv. 8, 23), parla di questo mondo e ti lascia in questo mondo. L'altra ti porta un messaggio semplice, quieto, vivificante, che discende dall'alto. Ti parla di qualcosa che ha oltrepassato l'ieri e l'oggi, il qui e il lì, il mio e il tuo. Si rivolge alla natura cattolica dell'uomo e alla sua sete di qualcosa di oltre. A parlare silenziosamente è una realtà sempre viva e immutabile che, entro tutta la discrezione del silenzio, risuscita pacificamente qualcosa di profondo che unifica, nell'uomo, ogni cosa. La stessa divina potenza che ha risuscitato il Cristo dalla tomba - "Si spezzarono le sbarre, furono abbattute le porte, si aprirono i sepolcri, risorsero i morti" - , questa stessa potenza regna, governa e spezza le catene nella vita in Cristo del credente e nel mondo iconografico della chiesa. Lo stesso Spirito prova tutto ciò che è effimero, fenomenico, che ci separa dalla vita: ogni torma che vuole nasconderci Colui che è senza torma, inaccessibile e irrappresentabile. Lo spazio cosmico è trasfigurato. Non c'è una prospettiva che colloca l'uomo all'esterno, come spettatore. Il credente, l'adoratore, è un invitato alle nozze (Mt. 22, 3; Ap. 19, 9). Si trova dentro. Vede tutto il mondo dall'interno. La storia è interpretata diversamente: gli eventi della divina economia non sono passati e chiusi, ma presenti e operanti. Ci abbracciano, ci salvano. Non abbiamo, nell'icona, una neutra fedeltà storica, ma una dinamica trasformazione liturgica. Nell'iconografia, gli eventi della salvezza non sono interpretati storicamente, ma sono, liturgicamente, oggetto di mistagogia e incarnazione. Sono, gli uni con gli altri, in pericoresi. Diventano testimonianza dell'altra vita che ha rotto i limiti della corruzione. Ci invitano ad un banchetto spirituale. Ora, qui. E questo a consolare i credenti in ogni luogo e tempo: la mistica cena non si è conclusa. Non è scomparsa la rugiada di pentecoste. L'apostolo Paolo, anche se non era "storicamente" lì, nell'icona appare per primo. E ogni giorno i credenti, nella liturgia, osano pregare il Signore: Della tua mistica cena rendimi oggi partecipe, o Figlio di Dio. Non conoscono il Signore e i suoi santi con reminiscenze e retrospettive storiche. Per i credenti, c'è la divina liturgia, la santa icona. Battezzati nella grazia della nuova creazione, entrando nel mondo iconografico e liturgico, trovano viventi il Signore e i santi. Pervengono a un contatto e a una comunione di vita immediati. Cantano con gli spiriti beati l'inno di vittoria. Offrono il culto per i progenitori, i padri, i patriarchi, i profeti... Nel mondo liturgico e iconografico, ciò che unisce le persone e le cose non è la percezione corporea e la vicinanza temporale (cose insufficienti e senza fondamento), ma la sinassi trinitaria della chiesa: l'unità della fede e la comunione dello Spirito santo. L'icona è una testimonianza della vita liturgica e dell'unità divina. Non è creazione e improvvisazione di un grande ingegno. Non serve semplicemente a degli scopi artistici. Non fa a pezzi la storia. Per il mondo dell'icona non esiste la distanza dello spazio, nè lo scorrere del tempo. In essa non è la parcellizzazione del secolo presente ad esprimersi, ma la potenza unificante della liturgia.
ESPRESSIONE ICONOGRAFICA ED ETHOS DELLA SANTITA' ORTODOSSA
Nel mutamento cosmogonico dell'icona - soppressione della prospettiva, contrazione della storia, cambiamento della grandezza e delle proporzioni di corpi e creature -, regna l'assoluta imperturbabilità e la vita scorre serenamente. In un mondo di rovine, dove tutto ciò che è vecchio è passato d'un colpo (2 Cor 5, 17), con una divina violenza, quando il Signore si è alzato a fracassare la terra come uno inebriato dal vino (Is. 2, 10; Sal. 78, 65), soffia la brezza dello Spirito, abbonda il riposo del Consolatore. Si trova il vero riposo sabbatico (Eb. 4, 9), che addolcisce il dolore e sazia il desiderio di vita. Ci troviamo nello stato che è oltre la prova. Nell'ottavo giorno, nello spazio del paradiso. Un'icona del corpo di Cristo: porta i segni dei chiodi, ed è ormai invulnerabile ad ogni chiodo e morte. Ci troviamo nel cuore dell'esperienza mistica e dell'equilibrio, tutto vivo, dei santi. Nella "sobria ebbrezza", nell'orgasmo della vita che pulsa nell'imperturbabilità infinita e senza flutti. Ascoltiamo la lode silente di Dio, che si eleva da bocche che mai si fermano e con dossologie che mai tacciono. L'ethos del santo ortodosso e l'espressione dell'iconografia ortodossa sono della stessa natura: umiltà e grandezza. Un gorgoglio di vita in una esteriore immobilità, "una bellezza nascosta". Niente scoppia a ridere superficialmente, ferendo l'afflitto. Niente incupisce inconsolabilmente, portando la morte. La vittoria è certezza, e tutto si esprime con la serenità e l'ilarità della compunzione, la quale doma ciò che è selvaggio e vivifica ciò che è mortale. Questa santa ebbrezza e sobria serenità plasma, con un timore filantropico, l'architettura del tempio. Riveste tutte le superfici interne con gli affreschi, riverberi inaccessibili e increati della trasfigurazione. Colui che guarda santamente, vedrà l'uniforme e unico accordo. In tutto questo mondo che vive, prega, crea, dipinge, canta, è presente l'unità della fede e la comunione dello Spirito santo. Tutto è libero e riconciliato, affratellato e della stessa natura. L'ethos della vita spirituale, l'espressione iconografica, la struttura architettonica, lo stile dell'innografia sono raccordati, ''coordinati e connumerati". Insieme cantano armoniosamente, ciascuno con il proprio strumento e materiale, l'inno trisagio. Non vi è alcun turbamento del secolo presente, quando è presente tutta la creazione, intrecciata all'incorruttibilità e colmata di dolcezza con la luce. A coloro che santificano con la Parola le loro labbra e con la Parola gli uditori; e sanno e predicano che allo stesso modo vengono santificati, attraverso le sante icone, gli occhi di coloro che guardano, poichè per mezzo di esse l'intelletto si eleva alla conoscenza di Dio, come anche per mezzo dei divini templi, dei sacri vasi e degli altri oggetti preziosi: memoria eterna!. Gli stessi toni musicali esprimeranno il dolore e la passione della settimana santa (la Grande Settimana), e la gioia della risurrezione e della pentecoste. Con la stessa ieratica fisionomia, saranno presenti nell'iconografia i santi e i boia dei martiri. Nulla canta in modo stonato. Nello spazio liturgico, il dolore non sfocia nello scoraggiamento che si rivolta a Dio, nè si esprime con la sufficienza vanagloriosa la gioia. Tutto si mescola alla consolante speranza, lo Spirito Consolatore. Nel periodo del Triódion della conversione regna la "radiosa tristezza"; e l'identico atteggiamento di contrizione, venerabilmente e ieraticamente, brillerà della luce della risurrezione, della vittoria del Dio-uomo. L'afflizione spirituale, apportatrice di gioia, della grande quaresima, e la gioia, segnata dalla croce e dalla risurrezione, del Pentèkostàrion, si trovano affratellate in quella pace dello Spirito che sorpassa ogni intelligenza (Fil. 4, 7): è attraverso di Lui che il riverbero dello splendore trisolare, che mai tramonta, arriva nel mondo e battezza ogni cosa. La "santità della verità" (Ef. 4, 24) vive nella santità ortodossa e definisce l'ethos ortodosso. Tutto è illuminato con un'altra luce, increata, e i credenti vedono tutto "in modo nuovo" con altri sensi, spirituali. (dal libro "Canto d'ingresso" di Basilio di Iviron).
L’ILLUMINAZIONE ICONOGRAFICA CHE MAI TRAMONTA
La luce dell'icona non è del secolo presente. Non viene dal di fuori, ad illuminare in modo passeggero. Dall'interno dell'icona stessa, dai volti dei santi e dalla creazione trasfigurata si effonde serena, riposante e gioiosa, una luce increata e senza tramonto, come grazia e dono dello Spirito santo. Le icone che rappresentano eventi accaduti di giorno non sono più luminose di quelle che ci presentano, invece, eventi accaduti di notte. La mistica cena, la preghiera al Getsèmani, non hanno colori più scuri rispetto al Signore con la samaritana al pozzo di Giacobbe, o rispetto alla risurrezione e alla pentecoste. Non è il giorno che illumina, ne la notte che oscura l'evento dell'icona. Qui tace ogni carne mortale. Ogni elemento o evento del mondo creato non si mostra insolente, non opera mondanamente, non "prende l'iniziativa", ma serve in modo pudico e ieratico, patendo lo straordinario mutamento della trasfigurazione. L'icona non ha bisogno del giorno, ne teme la notte. Sono la notte e il giorno ad aver bisogno della potenza e della grazia trasfiguranti, dell'icona. Per questo, nel mondo iconografico, essi vengono rappresentati con un simbolo (sole o luna). E mentre l'icona non ha bisogno di nulla, nello stesso tempo non disprezza nulla. Qui dentro tutto è benedetto, gioisce e tripudia. Tutto è colmo di luce increata. Espressione di questa quieta vittoria della luce che non tramonta è il fatto che l'icona è estranea ai teatrali chiaroscuri e agli impressionismi passeggeri, con la loro rappresentazione naturale del giorno e della notte. Qui ci troviamo al di fuori e al di sopra del turbamento di tali alternanze, quali il calore del sole e della luna. Ci troviamo nel sereno del cielo e della terra nuovi. Fuori della luce creata e dello spazio chiuso. Per questo anche gli eventi accaduti all'interno di una casa sono sempre rappresentati all'esterno, così da far traboccare in tutto il mondo la grazia della salvezza, così da irraggiare fra tutte le nazioni la luce. Si tratta della Gerusalemme celeste, che discende dall'alto (Ap. 3, 12; 21, 2, 10), la quale “non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna, perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l'Agnello. E cammineranno le nazioni alla sua luce” (Ap. 21, 23-24). L'icona è luce che illumina e guida. Sia di giorno che di notte, la vedi consolante e chiara. Che tu abbia gli occhi aperti oppure chiusi, non perdi l'esperienza e la contemplazione spirituali della luce increata. “Allora la notte e il giorno saranno una sola cosa”. Nemmeno perdi l'icona: si trova davanti a tè. Che tu sia nella gioia o nel dolore, sei colmato di consolazione da essa. Che tu viva o che tu muoia, la sua grazia c'è e ti sorregge, come un bambino, nella vita incorruttibile: è la nostra vita. Essa esiste al di fuori e al di sopra delle nostre passioni e debolezze, e ci trasfonde la serenità, la luce del Risorto. E' la nuova colonna di fuoco che guida il nuovo Israele nella terra della promessa. E' il nuovo astro lucente che porta al Re della pace (Mt. 2, 9). | |
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L'INFALLIBILITA'
La Chiesa orientale apostolica crede che la Verità si identifichi in Cristo (Io sono la via, la verità, la vita) e si esprime nella Chiesa che è il Suo corpo. LApostolo Paolo dice chiaramente che la Chiesa è la colonna ed il fondamento della verità (I Tim. 3, 15). La Chiesa conserva e proclama la verità che Cristo ci ha rivelato. Il teologo russo Bulgakov diceva che linfallibilità appartiene alla Chiesa. I Padri della Chiesa non hanno mai preteso che essi stessi o qualche individuo abbia lautorità poiché a volte anche i più grandi fra di loro hanno errato in qualche punto o si sono allontanati dal consensus comune della Chiesa. Preferivano porre la loro fiducia nella Chiesa che si è espressa con i Concili Ecumenici. La stessa promessa di Cristo: Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro (Mt. 18, 20) mostra che due persone o più riunite ricevono più facilmente la luce divina di una sola. In nessun punto del Nuovo Testamento è menzionato il fatto che il Cristo abbia donato dei privilegi o dei diritti particolari a qualcuno, neppure allapostolo Pietro, il cui unico successore sarebbe il Papa, ma, al contrario, il sistema sinodale (o collegiale) appare ovunque. La Chiesa di Roma si è talmente allontanata dallOrtodossia nel corso dei secoli da proclamare, fra lo stupore del mondo cristiano, il vescovo di Roma come infallibile (XIX secolo). La Chiesa ortodossa orientale di Cristo non riconosce alcuna persona infallibile sulla terra ad eccezione del Figlio di Dio che si è fatto uomo in modo ineffabile. Lo stesso apostolo Pietro ha rinnegato per tre volte Cristo e due volte lapostolo Paolo lo ha rimproverato per essersi allontanato dal dritto cammino della verità evangelica. Quando fu sollevato il problema di sapere se i Cristiani dovessero osservare la Legge di Mosè, cosa fecero gli Apostoli? Si legge negli Atti Allora si riunirono gli Apostoli e gli Anziani per esaminare questo problema (Atti 15, 6). Non consultarono certo lapostolo Pietro come solo portatore della verità e vicario di Cristo sulla terra, come il Papa vorrebbe che fosse, ma riunirono un sinodo ove, con gli Apostoli, gli Anziani (Presbiteri) erano presenti. Questa condotta apostolica deve essere sottolineata poiché essi avevano conosciuto il Signore personalmente e appreso da Lui la verità redentrice del Vangelo e, nel giorno di Pentecoste, avevano ricevuto lispirazione divina con il Battesimo dello Spirito Santo. Non è blasfemo porre il Papa al di sopra dei Concili quando gli Apostoli stessi non hanno ricercato un tale privilegio? Cè bisogno daltro per dimostrare che il Papa è arrivato a ciò in ragione del suo egoismo arrogante, del suo assolutismo e della sua ignoranza del vero spirito evangelico, causa di tante eresie? Un cristiano di buona fede può forse dubitare che il Papa non sia nellerrore quando impone la propria infallibilità? Osserviamo il modo in cui gli Apostoli hanno espresso il risultato dei loro dibattiti nel corso di un Concilio apostolico: Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi
(Atti 15, 28). Questo vuol dire che, durante le loro consultazioni, lo Spirito Santo era presente e guidava il pensiero dei membri del Concilio che si comportavano di conseguenza. Alcuno di essi non ha mai preteso linfallibilità o il primato che il Papa esige con tanta insistenza, provando in tal modo che si è allontanato dallo spirito e dalla tradizione degli Apostoli. Linfallibilità papale è rigettata non soltanto dagli Ortodossi ma anche da qualche teologo occidentale odierno come Hans Kung. Il Concilio di Costanza dichiarò che il Papa non è infallibile e che altro non è che se non uno dei vescovi. Se ci si pone in una prospettiva storica come si può accettare la dottrina dellinfallibilità o del primato quando tanti papi sono stati anatematizzati o deposti da concilii di vescovi? E noto che nel quarto secolo papa Liberio aderì alleresia ariana e che nel quinto papa Zosimo approvò una confessione di fede eretica che negava il peccato originale. Nel sesto secolo papa Virgilio fu condannato dal Quinto Concilio per delle opinioni errate. Nel settimo, papa Onorio cadde nelleresia monotelita, fu condannato dal Sesto Concilio Ecumenico ed i papi che gli successero riconobbero ed accettarono questa condanna. Questi fatti provocarono delle proteste da parte dei popoli occidentali che reclamavano labbandono delle innovazioni ed il ritorno alle costituzioni ecclesiastiche dei primi secoli. I saggi teologi gallicani del XVII secolo protestarono in questo senso e, nel secolo passato, verso il 1870, la coscienza cristiana si fece sentire per mezzo di celebri chierici e teologi tedeschi contro il nuovo dogma dellinfallibilità papale proclamato nel Concilio Vaticano I. La formazione di comunità religiose separate da Roma fu una conseguenza delle proteste; furono i Vecchio-Cattolici che, disapprovando il papato, divennero indipendenti. Il teologo russo P. Sergio Bulgakov ha scritto che i vescovi cattolici-romani, con la loro decisione concernente linfallibilità hanno eretto un dogma ed approvato un atto che equivale ad un suicidio canonico. In effetti, con questo nuovo dogma senza precedenti nella storia della Chiesa, la Chiesa di Roma ha abolito lautorità dei Concili ecumenici demandando al Vescovo di Roma il loro potere e la loro infallibilità. Grazie a questo non è più un vescovo come gli altri nella Chiesa ma è divenuto un essere fantastico ed incredibile, che si pone al di sopra dei vescovi e al di sopra della Chiesa: ormai Essa non potrebbe esistere senza di lui. In altri termini, la Chiesa è stata rimpiazzata dal Papa di Roma. Nessun cristiano imparziale, alla ricerca della Verità, può dubitare dellerrore del Papa a questo riguardo o negare le ragioni contingenti e non ecclesiastiche che hanno motivato un tale accumulo di autorità. Ogni cristiano di buona volontà può vedere in tali errori e in tali motivi la causa della falsità delle dottrine che ne sono scaturite.
L'IMMACOLATA CONCEZIONE
Il Cattolicesimo-Romano, allontanatosi dalla verità, ha continuato a formulare delle nuove dottrine, contrarie allo spirito della tradizione dei Vangeli, ma in accordo con il suo spirito razionalista. Fu in tal modo che venne proclamato nel secolo scorso il dogma dellImmacolata Concezione della Santissima Vergine. La Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica dei Sette Concili Ecumenici insegna che lincarnazione del Figlio Unico e Verbo di Dio, dello Spirito Santo e della Vergine Maria, è lunica pura e immacolata; ma la Chiesa di Roma ha innovato, decretando il dogma concernente lImmacolata concezione della madre di Dio e sempre Vergine Maria, dogma estraneo alla Chiesa primitiva e fortemente contestato in diverse occasioni da notevoli teologi romani. Si deve forse credere che la Chiesa sia rimasta nellerrore per 19 secoli e che ora la verità sia stata rivelata dal Papa? Secondo la tradizione ortodossa la Santissima Vergine è stata purificata da ogni macchia del peccato originale per grazia dello Spirito Santo nel momento in cui lArcangelo le annunciò: Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dellAltissimo (Lc. 1, 35). Linsegnamento dei Cattolici-Romani su questo argomento non è fondato né sui Vangeli, né sui decreti dei Concilii, né sulle opere dei Padri.
IL PURGATORIO
Un altro insegnamento nuovo e non-ortodosso dei Cattolici-Romani concerne la sovrabbondanza delle buone opere dei Santi. Insegnano che le buone opere ed i meriti della Santissima Vergine e dei santi sono più che sufficienti per assicurare la loro salvezza e ciò che abbonda può essere utilizzato per assicurare il perdono dei peccati degli altri uomini. Naturalmente la distribuzione di questi meriti è assicurata dal Papa, che ha inventato diversi modi per raccogliere il denaro proveniente dall’amministrazione di questo preteso diritto di perdonare anche i peccati. La Scrittura, eppure, è molto chiara su questo tema e ci avverte che ogni uomo sarà giudicato “ciascuno per ricevere la ricompensa delle opere compiute finchè era nel corpo, sia in bene che in male” (2 Cor 5, 10). I peccati di ogni uomo non possono essere mondati se non da un pentimento sincero e dalla sua sottomissione ai comandamenti divini e non da un surplus di meriti delle buone opere dei Santi. Egualmente sconosciuto agli Ortodossi e contrario alle Scritture è il dogma che concerne il fuoco del Purgatorio nel quale le anime peccatrici soggiornerebbero per dei periodi più o meno lunghi, in proporzione del numero o del peso dei loro peccati, al fine di essere lavati e purificati. Eppure il Signore non parla che di fuoco eterno di cui soffrono i peccatori non pentiti e della vita eterna di cui godono i giusti ed i pentiti. In nessun passo si parla di una condizione intermedia in cui l’anima dovrebbe purificarsi per ottenere la salvezza. La Chiesa crede nel Vangelo che afferma che i giusti ed i peccatori attendono la resurrezione dei morti, i primi godendo in anticipo il Paradiso, i secondi soffrendo nell’Inferno, secondo le loro buone o cattive azioni, nell’attesa dell’ultimo Giudizio. L’Apostolo Paolo dice: “Eppure, tutti costoro, pur avendo ricevuto per la loro fede una buona testimonianza, non conseguirono la promessa: Dio aveva in vista qualcosa di meglio per noi, perché essi non ottenessero la perfezione senza di noi” (Ebr. 11, 39-40).
LA DIVINA EUCARISTIA
Per più di mille anni, in oriente come in Occidente, lunica Chiesa, cattolica e apostolica, ha seguito lesempio del nostro Salvatore, utilizzando pane lievitato per la Divina Eucaristia, fatto riconosciuto da tutti i teologi romani di buona fede. Ma nellundicesimo secolo, la Chiesa romana ha innovato il Sacramento della Divina Eucaristia, introducendo il pane senza lievito contrariamente allantico costume della Chiesa universale. Altra innovazione della Chiesa romana fu la pretesa di consacrare i preziosi doni (il pane ed il vino) unicamente con la pronuncia delle parole di Cristo: Prendete e mangiate; questo è il mio corpo e Bevetene tutti, perché questo è il mi sangue (Mt. 26, 26-28) quando nella Chiesa primitiva, come testimoniano gli antichi rituali di Roma e delle Gallie, i doni preziosi erano santificati dallinvocazione dello Spirito Santo (epiclesi); è lo Spirito Santo che consacra i Doni e non il sacerdote. La Chiesa di Romana inoltre privato i laici della comunione al Santo Calice sebbene il Signore avesse ordinato: Bevetene tutti e la Chiesa primitiva avesse obbedito universalmente a questo comandamento. Occorre notare che parecchi vescovi della Roma ortodossa hanno interdetto in altri tempi lutilizzazione delle ostie per la Divina Eucaristia mentre i Papi più recenti, seguendo idee errate, hanno soppresso la presentazione del Santo Calice ai fedeli e imposto lusanza dellostia.
IL BATTESIMO
I Cattolici-Romani hanno fatto delle ulteriori innovazioni, abbandonando l’antico modo del Battesimo per triplice immersione. La parola “battesimo” viene dal greco e significa “immergere”. Eppure, in altri tempi, la Chiesa indivisa battezzava per triplice immersione in acqua. Papa Pelagio ne parla come di un comando del Signore. Ciò è conforme a quanto dice l’Apostolo Paolo: “O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a Lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (Rom 6, 3-4). Le tre immersioni simbolizzano i tre giorni del seppellimento del Cristo, nostro Salvatore, e la Sua Resurrezione. Così come Cristo fu sepolto nella Sua tomba, così noi siamo sepolti nell’acqua e resuscitiamo, come uomini nuovi, liberi dal peccato. I fonti battesimali che ancora esistono in antiche chiese d’Italia (Cremona, Padova, Ravenna, Firenze, Parma, ecc…) dove il battesimo per immersione fu praticato sino al tredicesimo secolo, sono la testimonianza più eloquente della verità. Eppure, i Papi, continuando nelle innovazioni, hanno accettato il battesimo per aspersione o per infusione, allargando ancora di più il fossato che avevano aperto, mentre la Chiesa ortodossa rimase fedele alla tradizione apostolica e alla prassi dei Sette Concilii Ecumenici. “Essa rimane diritta, ferma, difendendo la fede comune, il tesoro paterno della fede stabile” (S. Basilio il Grande, Epistola 243).
LA SANTA CRESIMA
Lo spirito razionalista della Chiesa cattolica-romana si manifesta anche nel Mistero della Santa Cresima (Sacramento della Crismazione o Confermazione). I santi Apostoli, e con loro la Chiesa ortodossa, conferivano il mistero della Santa Cresima immediatamente dopo il Santo Battesimo affinchè il novello battezzato ricevesse i doni dello Spirito Santo. L’autore ecclesiastico Tertulliano scrive: “Dopo il Battesimo di salvezza noi riceviamo la S. Cresima secondo l’antico costume”. La Chiesa di Roma, dopo il Concilio di Trento (1543-1563), ha ritardato l’amministrazione della S. Cresima, prevedendola dopo diversi anni quando, secondo il suo spirito razionalista, crede che il bambino abbia “l’età della ragione” per ricevere la Confermazione.
PRESUPPOSTI NECESSARI ALL'UNIONE REALE E GRADITA A DIO
Il desiderio più fervente del Sommo Sacerdote, nostro Signore Gesù Cristo, era ed è lunità di tutti gli uomini riuniti in una sola fede. Ha pregato per questa unità nellultima preghiera, poco prima del Suo Sacrificio sulla Croce. E dovere di ogni cristiano pregare e lottare per lunità di tutti i Cristiani: unità nel Corpo di Cristo, nella Sua Chiesa, nella Sua Verità. LOrtodossia che, per mezzo di Cristo, è venuta nel mondo e nella storia come una verità divina ed eterna, vive perpetuamente in Cristo ed esiste sempre nel mondo, nel Corpo di Cristo, nella Sua Chiesa Una, Santa, Cattolica ed Apostolica. Anzi, lo scopo dei Cristiani contemporanei attraverso le loro riunioni ed i loro dialoghi dovrebbe tendere a che le Chiese e le Confessioni esistenti siano unite nellOrtodossia (la Verità) come è stata rivelata da Cristo e non che si uniscano le une alle altre, poiché è impossibile trovare ununità fondata su dei legami superficiali e convenzionali e non sulla verità rivelata. Lo studio scientifico e teologico delle fonti cristiane, se lo si compie con umiltà e amore sincero della verità, e non con uninterpretazione a priori, aiuterà ognuna delle Chiese o delle Confessioni a riscoprire lOrtodossia della Chiesa Una. Un tale processo di ritorno allOrtodossia - vera fede - presuppone un pentimento comune, vale a dire la buona volontà di ciascuno di ammettere le proprie eresie e, se necessario, di rigettarle, riunendosi allUnica Chiesa di Cristo. Questa Chiesa Una, per grazia di Dio, non è mai stata limitata ad una regione della terra ma è stata sempre diffusa in tutto il mondo. E possibile per ogni Chiesa esistente incontrarla. Ciò non può avvenire che per mezzo del ritorno delle Chiese esistenti alla Chiesa ortodossa esistente in quellarea dove, ad un certo punto della loro storia, esse si sono separate
E dunque possibile ai Cristiani occidentali che appartengono alla Chiesa cattolica-romana o a qualche altra Confessione cristiana ritrovare la loro essenza antica ed originale, ritornando allantica Roma ortodossa e alla fede dei loro Padri ortodossi che non accettavano alcuno dei principii di fede dellattuale Roma (Primato, Infallibilità, Filioque, ecc
). Se la Chiesa cattolica-romana ritornasse nel dritto cammino della Chiesa ortodossa, potrebbe aiutare le numerose divisioni del Protestantesimo a ritornare allOrtodossia. Ciò, purtroppo, non è avvenuto con la Riforma del XVI secolo. Una vera unione non è possibile che nella verità e nel rispetto dei dogmi così come furono espressi dai Concilii Ecumenici e dai Padri della Chiesa. Questa sola via permetterà ununione salvifica in Cristo e non secondo i desideri umani. La Chiesa ortodossa-cattolica di Cristo in Oriente è pronta ad accettare di buon cuore tutti gli insegnamenti che sono stati unanimemente professati di volta in volta dalle Chiese orientali e occidentali prima del nono secolo se, per ipotesi, essa li avesse pervertiti o non li avesse salvaguardati a sufficienza. E se gli Occidentali proveranno che, in base agli insegnamenti dei Santi Padri e dei Concilii ecumenici divinamente radunati, a quellepoca la Chiesa romana-ortodossa, sparsa in tutto lOccidente, leggeva il Credo con laggiunta del Filioque, usava il pane azzimo, accettava la dottrina del fuoco del Purgatorio, compiva il Battesimo per aspersione, insegnava la immacolata concezione o il potere, linfallibilità e lassolutismo del Vescovo di Roma, anche prima del secolo nono, allora non avremmo nulla da dire. Ma se, al contrario, è pienamente dimostrato, come riconoscono i Latini amanti del vero, che la Chiesa ortodossa-cattolica di Cristo in Oriente mantiene solidamente le dottrine confessate un tempo dallOriente e dellOccidente insieme e che la Chiesa occidentale ha mutato con diverse innovazioni, allora è evidente pure ai bambini che la via più naturale per lunione consiste nel ritorno della Chiesa occidentale allantico ordine dottrinale e amministrativo delle cose. Poiché la Fede non muta secondo le epoche e le circostanze ma rimane sempre la stessa ovunque: Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quelle della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti ed è presente in tutti (Ef. 4, 4-6). Noi Ortodossi ritroviamo presso i Padri della Chiesa apostolica le dottrine antiche trasmesse divinamente e che noi abbiamo conservato immutate sino ad oggi. Non troviamo affatto le innovazioni prodotte più tardi dal vuoto spirituale dellOccidente e adottate dalla Chiesa di Roma sino ad oggi. E evidente per ogni persona di buon senso che al di fuori della fede in Cristo è impossibile parlare a Dio; ma è pure evidente che questa fede salutare in Cristo dovrebbe esprimere la verità in accordo con la Sacra Scrittura e le tradizioni apostoliche sulle quali è fondato linsegnamento dei divini Padri dei Sette, santi e divinamente ispirati, Concilii Ecumenici. E inoltre chiaro che la Chiesa universale di Dio, che conserva in sé questa fede unica, inalterata e salutare come una verità divina, tale e quale è stata formulata e insegnata durante i nove primi secoli dai Padri Teofori ispirati dallo Spirito, è una e la stessa per sempre, non moltiplicata o variata dal corso del tempo; le verità evangeliche non sono suscettibili di alterazione o di sviluppi nel corso dei secoli come lo sono i diversi sistemi filosofici, poiché Gesù Cristo è lo stesso, ieri, oggi e sempre! (Ebr. 13, 8). Un lettore onesto non può avere dubbi su quale sia la comunione erede della Chiesa dei Padri e quale sia quella alterata da numerose eresie e innovazioni. Non può dubitare: se vuole realmente essere salvato deve vivere la tradizione di Cristo, degli Apostoli e dei Padri dei Concilii. In questa tradizione, può trovare lautentica Chiesa di Cristo, la Verità e lOrtodossia, fuori dalla quale non vi è affatto salvezza. Ogni Chiesa che possiede questa tradizione possiede lOrtodossia. Ogni Chiesa che si allontana da questa tradizione si separa dalla Verità, vale a dire dal Cristo. Ecco perché unautentica unione delle Chiese non è possibile che con un ritorno allantico Credo, alle tradizioni seguite dai Padri Teofori e della fede della Chiesa primitiva ed indivisa. Quando il Papa rivendicò, a causa del suo eccessivo egoismo, la sovranità ed il controllo sul mondo, perse la grazia di Dio e cadde in numerosi errori contrari allinsegnamento del Vangelo e dei Padri della Chiesa. Il primato e linfallibilità papali non sono basati sugli insegnamenti delle Sante Scritture né su quelli dei Padri della Chiesa ma sono piuttosto delle innovazioni dello spirito, frutti dellambizione immoderata dei Papi. Si può ancora credere allinfallibilità papale quando tanti papi furono condannati dai Concilii ecumenici o locali ed altri furono tristemente celebri per la loro vita dissoluta? Si può ragionevolmente credere che il primato donore, accordato al Papa dalla Chiesa quando Roma era la capitale dellImpero romano (primus inter pares honoris causa), significa che il Papa avrebbe autorità sulla Chiesa quando già dallepoca degli Apostoli il sistema conciliare aveva avuto la meglio? Non vi è dubbio che la Chiesa di Cristo, orientale ed ortodossa, ha conservato inalterata la tradizione dei Padri, ha mantenuto immutata la fede così come era stata ricevuta, senza nulla aggiungere o togliere, così come i santi Apostoli ed i santi Padri lavevano insegnata e trasmessa. Nessun storico moderato e di buona volontà può provare il contrario. Gli stessi Latini, quando udirono le dottrine ortodosse espresse dai Padri Greci al Concilio di Firenze, dissero: Noi non abbiamo mai udito nulla di simile prima di ora; i Greci insegnano più correttamente dei teologi latini (Syropulos VI, 19). Al contrario, a partire dal decimo secolo, la Chiesa occidentale ha introdotto, attraverso il Papato, delle dottrine bizzarre ed eretiche e delle innovazioni, e, con ciò, si è allontanata dalla vera Chiesa ortodossa di Cristo. Si può egualmente comprendere come sia necessario ritornare alle antiche e inalterate dottrine della Chiesa in vista di raggiungere la salvezza in Cristo se si considera con coscienza ciò che lapostolo Paolo dice a Tessalonicesi: Perciò, fratelli, state saldi e mantenete le tradizioni che avete apprese così dalla nostra parola come dalla nostra lettera (2 Tess. 2, 15). LApostolo scrive ancora ai Galati: Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Dio passiate ad un altro vangelo. In relatà, però, non cè né un altro, solo che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo (Gal. 1, 6-7). Occorre evitare coloro che pervertono la verità evangelica, Costoro, infatti, non servono Cristo nostro Signore, ma il proprio ventre e con un parlare solenne e lusinghiero ingannano il cuore dei semplici (Rom. 16, 18). La Chiesa di Dio, una, santa, cattolica ed apostolica, è composta da tutte le sante Chiese di Dio, da Lui fondate e che, come vigne lussureggianti, in ogni luogo del mondo ortodosso si sono unite inseparabilmente le une alle altre nellunità dellunica fede in Cristo Salvatore e per mezzo del legame della pace e dello Spirito. Ivi si può trovare laltissimo e glorioso Signore Dio e Salvatore Gesù Cristo che ha sofferto per la salvezza del mondo. In ciò che riguarda la fede, non vi siano né concessioni né esitazioni. (S. Marco dEfeso). I nostri S. Padri dicevano: Non ti ripudierò mai, amatissima Ortodossia, non ti cancellerò mai, o S. Tradizione, sino a quando il mio spirito abiterà in questo corpo. E la nostra Chiesa, in ogni ufficio, prega così Dio Padre: Riunisci coloro che si sono separati dalla Tua santa Chiesa cattolica e apostolica. E dunque una necessità vitale per noi tutti ritornare alla Chiesa indivisa degli otto primi secoli, alla Chiesa che preservato e che preserverà sempre la tradizione apostolica senza lacerazioni o cambiamenti, allautentica Chiesa di Cristo, affinchè la preghiera che il Signore ha pronunciato per lunità di tutti i Cristiani, si realizzi e affinchè diventiamo tutti un solo gregge, guidati da un solo Pastore, il Cristo, capo della Sua Chiesa, Suo corpo, colonna e fondamento della verità.
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Le citazioni bibliche della traduzione sono tratte da “La Bibbia di Gerusalemme”. Ed. Dehoniane, Bologna, 1974.
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XVI. Zernov, Il Cristianesimo orientale, Il Saggiatore, Milano, 1962.
XVII. Rivista bimestrale Messaggero ortodosso, c/o prof. A. Selem, Via del Casaletto 40, 00151 Roma.
XVIII. Arcivescovo Paolo di Finlandia, La Fede che noi professiamo, edizione a cura della Chiesa ortodossa di Modena, 1984, pp. 62.
Alcune statistiche sono state tratte dall'Enciclopedia libera di Wikipedia mentre altri concetti fondamentali di questo sito sono stati riportati dal testo: Che cos'è l'Ortodossia. Traduzione dal francese di P. Giorgio Arletti, Rettore della chiesa ortodossa di Modena. Al padre Giorgio e a tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione di questo testo vanno i nostri più calorosi ringraziamenti per il contributo dato a tutti coloro che vogliono scoprire cosè lOrtodossia. Copyright: Pietro A. Botsis (Attiki, Grecia).
LARTE DELLICONOGRAFIA
Già Nicola Cabasilas, come ho notato nel mio libro Icone della Legge, aveva parlato dei santi misteri come porte della vita , quasi finestre, attraverso cui il Sole di giustizia entra in questo mondo tenebroso. Limmagine della via, della porta, della finestra, che Cristo non ha chiuso tornando al Padre, e attraverso la quale egli ritorna sempre a noi, immagine attorno a cui si intesse lo scritto di Florenskij, è direttamente derivata dal Cabasilas. Liturgica, sacramentale essenza dellicona: passaggio dellInvisibile nel visibile e del visibile nellInvisibile; porta regale, attraverso la quale si manifesta lInvisibile e si trasfigura il visibile; finestra, che lascia entrare la Luce di Colui dal quale siamo cercati, e che fa evadere noi verso la Vita salda e immortale.Apriteli le porte (Cabasilas) canta licona: lo cantano insieme Colui che ci cerca, e Colui che, cercato, ha ritrovato la sua forma perduta e può con quella uscire dal regno della separazione e della dissomiglianza. Ai nostri occhi festanti, come attraverso una finestra vediamo (esattamente la theoria del Palamas) il Volto nella sua oggettiva realtà. Il pittore di icone non imita, non rappresenta, ma, essenzialmente, toglie il velo, abbatte il muro di separazione, fa comunicare questo e laltro mondo (Cabasilas, citando Paolo: colui che riconciliò, riunì e pacificò il mondo celeste con quello terrestre). Egli dà luogo; non crea, non fantastica, non associa, ma apre; dà a vedere non qualcosa da lui immaginato e composto [
] bensì una realtà effettiva, sostanziale. Voler distruggere licona è come murare le finestre, ostruire quel passaggio per il quale la Luce trabocca nel mondo manifestandosi ai nostri occhi sensibili. Licona ci immerge-battezza in tale Luce, ma nel senso più pieno e più forte: essa dà a vedere come quella Luce sia trascendente condizione del nostro stesso vedere. Noi vediamo perché la Luce esiste. Prima dellicona, dellistante teofanico che essa ontologicamente costituisce, noi siamo come ciechi. Licona testimonia (è martire) di questo primato della Luce: trasforma le mura del tempio in porte e finestre attraverso le quali la Luce irrompendo possa compiere il miracolo di farci vedenti. (Massimo Cacciari)
L'ICONA
L'icona, immagine sacra, e' l'espressione tipica dell'arte della Chiesa ortodossa. Nella pratica attuale l'icona può essere realizzata su legno, su tela, in mosaico o affresco. Le icone rappresentano Cristo, Maria la Theotokos, i santi e gli angeli, personaggi o avvenimenti della Bibbia o della storia della Chiesa, le grandi feste dell'anno liturgico quali Natale, Pasqua, ecc. L'icona occupa un posto importantissimo nel culto e nella teologia della Chiesa ortodossa. Essa non ha semplicemente funzione decorativa o educativa. Innanzitutto rende presente il soggetto raffigurato. L'icona e' come una finestra che unisce il cielo e la terra. Quando compiamo il nostro culto, lo facciamo come parte della Chiesa, che include i vivi e i defunti. Non perdiamo mai contatto con coloro che sono con il Signore nella gloria. Questa fede e' espressa ogni volta che si venera un'icona o si pone una candela davanti ad essa. L'icona e' anche un'immagine della Chiesa. Ci ricorda la nostra responsabilità di rendere viva la presenza di Cristo nelle nostre vite. Molte chiese ortodosse hanno icone non solo sull'iconostasi, ma anche sui muri, soffitti ed archi. Nel santuario, in alto nell'abside, vi e' spesso una grande icona della Theotokos con in braccio Gesù bambino per ricordare l'importanza del mistero dell'Incarnazione del Figlio di Dio. La Chiesa ortodossa infatti crede che Maria sia l'essere umano più vicino a Dio. In alto nella chiesa, sul soffitto o nella cupola, si trova l'icona di Cristo Onnipotente, il Pantocratore, Cristo trionfante che regna come Signore del cielo e della terra. Quando si guarda in giù, sembra che l'intera chiesa e tutta la creazione provengano da Lui. Se si guarda in sè, sembra che tutte le cose si dirigano a Cristo Signore. Egli è l'Alfa e l’Omega, l'inizio e la fine. Questo e' il messaggio dell'Ortodossia.
Si ringraziano tutti coloro che hanno contribuito attraverso la concessione di testi, foto, suggerimenti, ecc.

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