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CONCILI ECUMENICI

La Chiesa Ortodossa riconosce 7 concili ecumenici, quelli riconosciuti come tali anche dalla Chiesa indivisa. Tutti gli altri concili ricevuti dal popolo di Dio nel corso dei secoli, vengono certo tenuti in alta stima, ma non considerati come "ecumenici".


I CONCILIO ECUMENICO


Convocato dall'Imperatore Costantino I il Grande, si svolse con la partecipazione di 318 Padri a Nicea dell'Asia Minore nel 325, ai tempi di Papa Silvestro I di Roma e del Patriarca Metrofane I di Costantinopoli, per combattere l'eresia di Ario.



II CONCILIO ECUMENICO


Convocato dall'Imperatore Teodosio I il Grande, si svolse con la partecipazione di 150 Padri a Costantinopoli nel 381, ai tempi di Papa Damadi Roma e del Patriarca Gregorio I (Nazianzeno) di Costantinopoli, per combattere l'eresia del pneumatomaco Macedonio. Questo grande Concilio stese anche il Simbolo di Fede (il Credo), al quale la Chiesa Occidentale aggiunse poi, secoli dopo, il discusso "Filioque".

 


III CONCILIO ECUMENICO


Convocato dall'Imperatore Teodosio II, si svolse con la partecipazione di 200 Padri ad Efeso dell'Asia Minore nel 431, ai tempi di Papa Celestino I di Roma e del Patriarca Nestorio di Costantinopoli, per combattere l'eresia di quest'ultimo, che negava la divinità di Cristo. A Efeso la Vergine fu dichiarata Madre di Dio - Theotokos.


IV CONCILIO ECUMENICO


Convocato dall'Imperatore Marciano, si svolse a Calcedonia nell'Asia Minore con la partecipazione di 630 Padri nel 451, ai tempi di Papa Leone I di Roma e del Patriarca Anatolio di Costantinopoli, per combattere l'eresia del monofisita Dioscoro, che negava l'umanità di Cristo.



V CONCILIO ECUMENICO


Convocato dall'Imperatore Giustiniano I, si svolse a Costantinopoli con la partecipazione di 160 Padri nel 553, ai tempi di Papa Vigilio di Roma e del Patriarca Eutichio di Costantinopoli, per combattere l'eresia di Origene.



VI CONCILIO ECUMENICO


Convocato dall'Imperatore Costantino IV Pogonato, si svolse a Costantinopoli con la partecipazione di 170 Padri nel 681, ai tempi di Papa Agatone di Roma e del Patriarca Giorgio I di Costantinopoli, per combattere il monotelismo (una sola volontà) di Papa Onorio di Roma.

 


VII CONCILIO ECUMENICO


Convocato dagli Imperatori Costantino VI ed Irene, si svolse a Nicea dell'Asia Minore con la partecipazione di 367 Padri nel 787, ai tempi di Papa Adriano di Roma e del Patriarca Tarasio di Costantinopoli, per combattere l'eresia degli iconoclasti.


TEOSI E CHIESA


La realta' della teosi non rende solamente testimonianza all'amore di Dio, che desidera condividere Se stesso con noi, ma esprime anche una visione assai positiva della persona umana. L'Ortodossia crede che ogni persona abbia un valore ed un'importanza intrinseci, in virtù della sua unica relazione con Dio. La persona umana non è mai vista come un essere completamente corrotto. L'immagine di Dio può essere alterata dal peccato, ma mai distrutta. Attraverso la vita della Chiesa vi e' sempre l'opportunità di perfezione. Quando i sacramenti sono amministrati, sono sempre offerti al fedele con la menzione del suo nome, non solo per sottolineare la dignità di ogni persona, ma anche la responsabilità che ogni persona ha nel suo rapporto con Dio. Mentre l'Ortodossia riconosce il valore di ogni singola persona, non crede che siamo destinati ad essere isolati o autosufficienti. Ognuno e' chiamato ad essere un membro importante della Chiesa. L'Ortodossia crede che non si possa essere cristiano senza essere parte della Chiesa. Il processo della teosi ha luogo nel contesto di una comunità credente. Essere uniti con Dio in seno alla Chiesa non significa che le nostre persone, uniche e irreperibili, vengano distrutte. Non siamo assorbiti da una forza o potenza impersonale. Come ogni amore vero e prezioso, così pure l'amore di Dio per ognuno di noi rispetta il nostro essere persona. Il Suo amore non annienta, bensì rivela, eleva e perfeziona il nostro vero essere. Entrando nella vita di Dio, diventiamo le persone che siamo stati destinati ad essere. La Chiesa ha la sua origine in Gesù Cristo e nella Santa Trinità, non in un maestro umano o in un gruppo, nè in un codice di comportamento o in una filosofia religiosa. La Chiesa risale alla comunità apostolica, fondata da Gesù Cristo e animata dallo Spirito Santo. La festa della Pentecoste, celebrata cinquanta giorni dopo Pasqua, commemora l'effusione dello Spirito Santo sugli apostoli e segna l'inizio della missione della Chiesa nel mondo. La Chiesa ortodossa crede di aver mantenuto una continuità diretta e ininterrotta di amore, di fede e di ordine con la Chiesa di Cristo nata nell'esperienza pentecostale.


IL MONACHESIMO


Di tutte le comunità monastiche che sono esistite nella storia della Chiesa Ortodossa, soltanto una continua a sopravvivere: lo stato monastico della penisola di Monte Athos. Ininterrottamente, fino ad oggi, alle soglie del terzo millennio, l'Athos, vivente, vigoroso regno della grandezza bizantina, è stato capace di conservare intatta la sua storia, cultura, potere legale e prestigio. La Sacra Montagna rappresenta un fenomeno unico, non solo a livello europeo, ma perfino su scala mondiale. Col passare dei secoli, la comunità monastica dell' Athos, giunse ad ottenere un così importante stato morale, culturale e sociale, al punto da diventare uno stato costituzionale autonomo. La repubblica athonita si fonda fermamente sulla redazione dell'antica carta della Montagna Sacra, il tragos, sottoscritta nel 972 dagli igumeni di tutti i monasteri. Le sue leggi e principi costituiscono una mistica e devota tradizione che, nata agli inizi del IV secolo d.C., è rimasta viva e rigorosa fino ad oggi e certamente continuerà così nel futuro. Il regime legale dello stato monastico è assicurato e garantito principalmente dalla Carta Costituzionale della Montagna Sacra (1926), la quale fedele osservanza è supervisionata dall'Amministratore Politico che, in qualità di rappresentante dello Stato Greco, ha mansioni simili a quelli di Prefetto. Per la pura supervisione spirituale della Montagna Sacra è responsabile il Patriarcato Ecumenico, ed il nome del Patriarca è sempre menzionato nei rituali giornalieri o notturni. Sulla Montagna Sacra hanno convissuto per millenni varie nazionalità, uniti in una comunità omogenea, che costantemente cerca di conservare l'unità e l'armonia interna. Durante questi mille anni il sistema amministrativo è rimasto sempre immutato, un fatto che prova la sua solidità e valore. Ogni monastero dell'Athos è un'entità autogovernativa che regola la vita dei monaci sotto la propria giurisdizione in accordo con le regole monastiche generali, ma anche in accordo alle proprie regole e precetti interni, ratificate dal più alto corpo amministrativo della Montagna Sacra. Comunque, al sorgere di più problemi generali, i vari monasteri convengono alle decisioni del più alto organo amministrativo. Sull'Athos, oltre ai 20 monasteri principali, vi sono 12 Skiti e più di 250 Kellia, che sono comunità monastiche più piccole dotate di una propria struttura interna ed autonoma, ma sempre sotto la giurisdizione di uno dei monasteri principali. Ogni anno, i monasteri eleggono i propri rappresentanti per il più alto organo amministrativo, la Comunità Sacra, che ha il suo quartier generale a Karyes. I rappresentanti di tale organo amministrativo s'incontrano regolarmente due volte a settimana per discutere e trovare le soluzioni ai problemi quotidiani del Monte Athos. Anche gli altri due corpi amministrativi hanno il proprio quartier generale a Karyes: l'Assemblea Biennale, costituito da 20 rappresentanti straordinari - principalmente igumeni - e più alto organo legislativo e giudiziario della Montagna Sacra; e la Doppia Assemblea, costituita da 20 rappresentanti straordinari e 20 rappresentanti ordinari dei vari monasteri. Tale Assemblea si riunisce su istanze che concernono problemi di natura molto seria. 
  Pasqua Ortodossa
 
      
 

 

RAGIONI DELLO SCISMA FRA LE CHIESE
 


E’ facile capire per quale motivo i Padri della Chiesa reagissero così fortemente e con una tale determinazione agli sforzi degli eretici per modificare l’insegnamento della fede ortodossa. Durante i primi otto secoli la Chiesa era stata unita dall’Est all’Ovest e insieme, l’Oriente e l’Occidente, avevano combattuto le eresie. I patriarchi ed i vescovi avevano la responsabilità di condurre i loro greggi rispettivi e ciascuna Chiesa locale era autonoma nel governo e nella amministrPapa Benedetto e Bartolomeoazione. Ogni volta in cui sorgeva una questione importante quale la lotta contro le eresie, veniva convocato un Concilio locale o ecumenico e la Chiesa cattolica (“universale”) decideva il da farsi. Mai, nella storia della Chiesa, un vescovo, qualunque fosse la sua posizione, avrebbe potuto innovare senza che la Chiesa, riunita in Concilio locale o ecumenico, avesse espresso il proprio parere al riguardo. Tutti i Padri hanno umilmente obbedito ai decreti della Chiesa che è, secondo l’Apostolo Paolo, “la colonna e il fondamento della verità”. Non è un ecclesiastico, qualunque sia il suo rango, che ha il diritto di dire - al posto della Chiesa - quale sia la verità. Questo antico ed apostolico ordine che prevaleva nell’unità della Chiesa è stato frantumato nel corso del nono secolo allorchè la Chiesa d’Occidente ha preteso dei privilegi che non le spettavano nella Chiesa apostolica ed ha manifestato i primi sintomi del suo desiderio di dominio. Più tardi, questa volontà di dominio ha condotto la Chiesa d’Occidente a degli errori dogmatici che hanno minato le basi dell’unità e causato lo scisma che permette ancora oggi che i Cristiani siano divisi.



IL PRIMATO DEL PAPA


Ogni Chiesa locale era autonoma e responsabile nella propria regione. La Chiesa cattolica non ha mai accordato ad un vescovo di una provincia più importante il diritto di intervenire negli affari di un’altra Chiesa. La sola cosa che la Chiesa riconosceva era il primato d’onore, vale a dire che il prescelto era il primo a sedere in un Concilio, il primo ad essere menzionato, ecc. Inoltre, il Secondo Concilio Papa Benedetto XVIEcumenico aveva definito nel suo terzo canone che il vescovo di Costantinopoli doveva avere “il primato d’onore dopo il vescovo di Roma, poiché Costantinopoli è la Nuova Roma”. La Chiesa riconosceva unicamente un primato d’onore e di anzianità ma non d’autorità sul resto dei vescovi di una Chiesa; tale è stato il suo comportamento nei primi otto secoli dell’era cristiana. Nel corso del nono secolo Papa Nicola I (858-867), sorprendendo sia i vescovi dell’Oriente come quelli dell’Occidente, cercò di presentarsi come il “sovrano della Chiesa e del mondo intero, per diritto divino”. Manifestando un tale atteggiamento monarchico, il Papa cercò di intervenire  in un affare puramente interno della Chiesa di Costantinopoli ai tempi dei patriarchi Fozio e Ignazio. Naturalmente la Chiesa di Costantinopoli reagì a queste pretese monarchiche ed anti-ecclesiali del Papa ma, purtroppo, il Papa ed i suoi teologi continuarono le innovazioni nella Chiesa d’Occidente. In effetti, nonostante gli Ortodossi rimanessero fedeli agli insegnamenti dei Padri ed ai Concili ecumenici, gli occidentali li trattarono come eretici. Come se non Tramonto sul Monasterobastasse, le innovazioni e le aspirazioni imperialiste del Papa cominciarono ad incrinare l’unità della Chiesa. Il Papa, ignorando il fatto che il capo della Chiesa è soltanto Colui che si è offerto in sacrificio per Essa, Nostro Signore Gesù Cristo, che il Padre “ha donato per Capo supremo della Chiesa, la quale è il Suo corpo” (Efes. 1, 22-23), volle un’autorità suprema; pretendeva in pari tempo di essere “il successore dell’apostolo Pietro, il più eminente fra gli Apostoli” ed “il vicario di Gesù Cristo sulla terra”. Questo insegnamento è assolutamente contrario allo spirito delle Scritture e dei Padri della Chiesa; il suo solo fondamento è l’aspirazione egoistica ed assolutistica del Papa di divenire capo e despota, giudice e sovrano di tutto l’universo. Quale contraddizione, in verità, fra lui e Colui di cui è il supposto vicario sulla terra, il fondatore di quella religione che dichiara: “Il mio regno non è di questo mondo” (Gv. 18, 36) e “colui che fra voi vuole essere il primo sarà vostro servo” (Mt. 20, 26). Questa opposizione del Papa alla lettera e allo spirito delle Sante Scritture indica che si è separato dalla verità espressa dalla Chiesa, e questa separazione, naturalmente, lo pone al di fuori di San FozioEssa. Lo studio dei primi Padri e dei Concili ecumenici della Chiesa dei nove primi secoli ci persuade facilmente che il Vescovo di Roma non è mai stato considerato come l’autorità suprema ed il capo infallibile della Chiesa. Ogni vescovo è il capo della propria Chiesa locale e non si sottomette se non alle ordinanze sinodali e alle decisioni della Chiesa universale, che sola è infallibile. Solo Nostro Signore Gesù Cristo è il Principe eterno ed il Capo immortale della Chiesa, poiché “Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa” (Col. 1, 18) ed ha detto ai suoi divini discepoli ed apostoli in occasione della sua ascensione ai cieli: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt. 28, 20). Nelle Sante Scritture, l’Apostolo Pietro, che i partigiani del Papa (fondandosi sulle “pseudo-Clementine”, testi apocrifi del secondo secolo) rivendicano come fondatore della Chiesa romana e loro primo vescovo, partecipa al Sinodo apostolico di Gerusalemme come eguale fra gli eguali. Si arriva persino al punto che lo stesso apostolo Paolo gli rivolge dei rimproveri, come si apprende nell’Epistola ai Galati. Inoltre, coloro che appoggiano questa teoria sanno bene essi stessi che il passaggio del Vangelo sul quale appoggiano le loro pretese: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa” (Mt. 16, 18) è stato interpretato in modoMonastero romeno molto diverso nei primi secoli della Chiesa, alla luce della Tradizione dei Santi padri. La confessione di fede di Pietro “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente!” (Mt. 16, 16) è in verità la roccia sulla quale il Signore ha stabilito la sua Chiesa contro la quale le porte dell’Inferno non prevarranno. Fondato su questa confessione di fede, l’annuncio salvifico del Vangelo per mezzo degli Apostoli e dei loro successori rimane indistruttibile. L’apostolo Paolo, che fu rapito ai cieli, interpretando questo passaggio sotto l’ispirazione divina disse: “Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un sapiente architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo” (Cor. 3, 10-11). I Santi padri, che mantennero fermamente le tradizioni apostoliche, non potevano aver concepito alcuna idea del primato assoluto dell’apostolo Pietro e dei vescovi di Roma; a maggior ragione non poterono donare a questo passaggio del Vangelo un’interpretazione sconosciuta alla Chiesa ma soltanto ciò che era veramente vero e giusto; non poterono inventare arbitrariamente  e da soli una nuova dottrina che accordava privilegi eccessivi al vescovo di Roma Deisiscome successore di Pietro, del cui ministero apostolico a Roma non vi sono relazioni, ma dall’apostolo Paolo, il cui ministero apostolico a Roma è ben conosciuto da tutti. I Santi Padri, onorando nel vescovo di Roma il vescovo della capitale dell’Impero, gli donarono la prerogativa di presiedere nell’onore e lo considerarono semplicemente come il primo vescovo nella gerarchia, il che significa “primo fra eguali” (“primus inter pares”). In seguito donarono la stessa prerogativa  al vescovo di Costantinopoli quando questa città divenne la capitale dell’Impero Romano, come testimonia il 28° Canone del Quarto Concilio Ecumenico di Calcedonia  che afferma, fra l’altro: “Noi stabiliamo e decretiamo le stesse cose concernenti le prerogative della santissima Chiesa di Costantinopoli, che è la Nuova Roma. I Padri hanno donato, con giustizia, la preminenza al trono dell’antica Roma, poiché era la città imperiale. Ed i 153 religiosi vescovi, mossi dalla stessa considerazione, assegnano una preminenza uguale al santissimo trono della nuova Roma”. In seguito a questo Canone, è evidente che il vescovo di Roma risulta eguale nell’onore al vescovo di Costantinopoli e a quelli delle altre Chiese. Nessun Canone e nessuno dei padri ci permette di ritenere che il vescovo diMonastero Roma sia mai stato principe della Chiesa universale, giudice dei vescovi delle altre Chiese indipendenti ed autonome né il successore dell’apostolo Pietro ed il vicario di Gesù Cristo sulla terra. “Al tempo dei sette Concili Ecumenici ogni Chiesa autonoma, in Oriente come in Occidente, era totalmente indipendente e si amministrava da sola. Così come i vescovi delle Chiese d’Oriente, quelli delle Chiese di Africa, Spagna, Gallie, Germania e Bretagna vedevano i loro affari risolti da sinodi locali senza che il vescovo di Roma avesse diritto d’ingerenza. Lui stesso era tenuto a sottomettersi ai decreti dei Sinodi. Ma sulle questioni importanti che necessitavano della sanzione della Chiesa universale, si faceva appello ad un Concilio Ecumenico che solo era, ed è, l’istanza suprema della Chiesa universale. Tale era l’antica prassi della Chiesa. Nessun vescovo hai mai rivendicato dei diritti monarchici sulla Chiesa universale e allorquando qualche vescovo ambizioso della Chiesa di Roma cercava delle pretese eccessi vedi un assolutismo sconosciuto sino ad allora, veniva rimproverato. E’ del tutto inesatto ed è un errore lampante affermare, come fanno i sostenitori del Papa, che prima del periodo di Fozio il Grande il nome del trono romano era onorato Patriarca romeno Danielfra tutti i popoli del mondo cristiano e che l’Oriente, come l’Occidente, in accordo e senza opposizione, era sottomesso al pontefice romano quale successore legale dell’apostolo Pietro e, di conseguenza, vicario di Gesù Cristo sulla terra. Durante i nove secoli dei Concili ecumenici, la Chiesa ortodossa orientale non ha mai riconosciuto le pretese eccessive al primato dei vescovi di Roma né si è sottomessa ad esse, come la storia della Chiesa ci testimonia pienamente… Il celebre Fozio, il santo prelato, luminare di Costantinopoli, difese questa indipendenza della Chiesa di Costantinopoli nel nono secolo, prevedendo, l’imminente perversione dell’organizzazione ecclesiale in Occidente ed il suo allontanamento dall’Oriente ortodosso; si sforzò dapprima di prevenire il pericolo in modo pacifico ma il vescovo di Roma, Nicola I, con la sua ingerenza non canonica in Oriente, fuori dai limiti della sua diocesi e per il suo tentativo di sottomettere la Chiesa di Costantinopoli, affrettò il processo della desolante separazione delle Chiese”. I Padri Teofori, convinti che la storia è diretta da Dio e che la Chiesa è governata da Cristo, non hanno mai ricercato il potere politico. Desiderosi di preservare il tesoro della fede, hanno subito le persecuzioni, l’esilio e persino il martirio. Non hanno mai posto la gloria secolare ed il potere del mondo al di sopra della loro fede. Il Papato, al contrario, cercando la gloria ed il potere mondani, si è identificato nei governanti di questo mondo ed è divenuto indifferente agli insegnamenti della Chiesa ed alla verità del Nuovo Testamento, separandosi dalla Chiesa e dalla grazia di Monastero sotto la neveDio. S. marco d’Efeso dichiarò: “Noi considereremo il Papa come uno dei Patriarchi a condizione che sia ortodosso”. E’ interessante che anche dei teologi occidentali come Hans Kung rifiutino il primato e l’infallibilità del Papa (Boston Sunday Globe”, 16 novembre ’80). Se è vero che Nostro Signore Gesù Cristo ha posto l’apostolo Pietro al di sopra di tutti gli altri santi Apostoli, perché il Primo Sinodo Apostolico era presieduto dall’apostolo Giacomo e non da Pietro? E perché, nella stessa circostanza, l’opinione dell’apostolo Paolo ebbe la prevalenza su quella dell’apostolo Pietro? Storicamente non vi è dubbio alcuno che il fondatore della Chiesa di Roma sia l’apostolo Paolo e non Pietro. Il fatto che l’apostolo Pietro abbia predicato a Roma non giustifica affatto il primato papale. E’ inoltre noto, secondo le Scritture, che l’apostolo Pietro abbia soggiornato lungamente ad Antiochia e che vi abbia predicato ai Cristiani. Perché non è stato trasmesso un tale privilegio ai vescovi di Antiochia? E’ dunque chiaro che la pretesa del vescovo di Roma di essere il successore di Pietro non è fondata sulle Sante Scritture ma che si tratta di un’invenzione del Papa per affermare le sue aspirazioni monarchiche così contrarie non soltanto allo spirito ma anche alla lettera della Scrittura. Nessuno dei santi Apostoli ha rivendicato una prioritàPanaghia distinta sugli altri, disistimandoli o considerandoli come inferiori. Questo perché conservavano lo spirito del Cristo che aveva loro insegnato l’umiltà e la semplicità. Il Papa, al contrario, tradendo lo spirito del Cristo e perdendo la sua grazia, ha preteso il primato, dimenticando le parole che Gesù aveva rivolto agli apostoli Giovanni e Giacomo che Gli domandavano il primo posto: “Voi non sapete ciò che state chiedendo” (Mc. 10, 38).



IL FILIOQUE


L’unità della Chiesa ricevette il primo colpo allorquando il Papa pretese di essere il giudice supremo ed il sovrano, il vicario di Cristo in terra. Ma quando ci si allontana dalla verità e si introducono delle innovazioni per seguire il proprio egoismo e le proprie passioni, ci si priva della grazia di Dio e si cade nei propri errori. Sebbene la Chiesa, in Oriente come in Occidente, avesse avuto per otto secoli una unità di fede, l’Occidente cominciò all’improvviso ad introdurre delle innovazioni, delle nuove dottrine e ad alterare la vera fede. Il suo primo errore, punto di rottura con le dottrine dei Padri e deiMonastero Concili Ecumenici, fu l’aggiunta del “Filioque” al Credo. “Il Secondo Concilio Ecumenico decise, una volta per tutte, su questo problema essenziale, l’uso nel Credo del termine “processione” per descrivere il modo d’essere dello Spirito Santo e la sua individualità particolare. Il Padre è ingenerato, vale a dire che non riceve il suo essere persona da altri; il Figlio è dal Padre per generazione e lo Spirito è dal Padre, non per generazione ma per processione. Il padre è la causa senza causa, il Figlio e lo Spirito hanno la loro causa nel Padre. La differenza tra il Figlio e lo Spirito è che il primo è ingenerato e che l’altro procede… La dottrina della Trinità può essere espressa in due semplici enunciati: (a) Ciò che è comune nella Santa Trinità è comune e identico alle Tre Persone o Ipostasi. (b) Ciò che appartiene all’Ipostasi o alla Persona, vale a dire una proprietà ipostatica o modo d’essere, è individuale e appartiene soltanto ad una sola Persona o Ipostasi della Santa Trinità”. I Latini pretendono che lo Spirito proceda “dal Padre e dal Figlio” poiché, secondo l’insegnamento del Beato Agostino, “ciò che ha il Padre, lo ha anche il Figlio”. In risposta a questo argomento S. Fozio disse: “Se tutto ciò che è comune al Padre e al Figlio fosse comune allo Spirito… e se la processione fosse comune al Padre e al Figlio, lo Spirito dovrebbe allora procedere da Se stesso; sarebbe il suo proprio principio, nello stesso stante causa e risultato”. La tradizione teologica franca, pretendendo di seguire l’insegnamento del Beato Agostino ha inserito iVescovo romeno Siluanl “Filioque” nel Credo malgrado l’Ottavo Concilio Ecumenico dell’879, che condanna coloro che aggiungono o tolgono qualunque cosa al Credo di Nicea-Costantinopoli, insieme a coloro che non accettano il Settimo Concilio Ecumenico, anche se non si fa menzione esplicita dei Franchi. Esiste una lettera di Papa Giovanni a S. Fozio secondo la quale il “Filioque” viene descritto come una novità mai utilizzata dalla Chiesa di Roma e vigorosamente condannata. Lo stesso Papa Giovanni accetta le decisioni del’Ottavo Concilio Ecumenico che condanna il “Filioque” non soltanto come aggiunta al Credo ma anche come insegnamento. Papa Agatone scrive: “Noi crediamo in Dio Padre e nel suo Figlio Unico Ingenerato e nel Santo Spirito, Signore e Vivificante, che procede dal Padre, che è adorato e glorificato con il Padre ed il Figlio”. Secondo il Settimo canone del Concilio di Efeso e l’esposizione di fede redatta nel Primo Concilio Ecumenico, la Chiesa interdice formalmente l’uso di ogni altro Credo diverso da quello di Nicea-Costantinopoli, con la sanzione seguente in caso di disobbedienza: che i vescovi siano deposti ed i laici scomunicati. I Padri del Quarto Concilio Ecumenico di Calcedonia, leggendo il Credo, dissero: “Questo santo Credo è sufficiente per la piena conoscenza della verità poiché contiene in se stesso la perfetta dottrina sul Padre, il Figlio e lo Spirito Santo”. Lo stesso S. Cirillo di Alessandria, i cui insegnamenti furono incompresi dai Latini che li utilizzarono per giustificare l’aggiunta del “Filioque” al Credo, scrisse: “Proibiamo qualunque cambiamento nel Simbolo di Fede redatto dai Santi Padri di Nicea. Non permetteremo mai ad alcuno di cambiare o di omettere una parola o una sillaba di questo Credo”. Lo stesso insistette: “Il santo Concilio Ecumenico radunato ad Efeso ha interdetto l’introduzione nella Chiesa di Dio di ogni altro simbolo di Fede diverso da quello esistente e che ci è stato trasmesso dai beatiCortile del Monastero Padri per mezzo dei quali lo Spirito Santo si esprimeva”. I teologi occidentali hanno male interpretato l’insegnamento di S. Cirillo nelle parole: “Sebbene lo Spirito proceda dal Padre, non è estraneo al Figlio, poiché il Figlio possiede ogni cosa congiuntamente al Padre”. Il vero senso delle parole di S. Cirillo è che lo Spirito Santo è consustanziale al Figlio, come lo stesso S. Cirillo scrive altrove: “… lo Spirito Santo non riceve la Sua esistenza da o per mezzo del Figlio ma come procedente dal Padre…”. Papa Agatone scrisse così all’Imperatore di Bisanzio: “… la Chiesa di Roma conserva la fede trasmessa dai cinque Concili Ecumenici e accetta che ogni cosa definita dai Canoni rimanga immutata, niente aggiungendo e niente togliendo, e che tali canoni siano conservati inviolati sia nella lettera che nello spirito”. Noi dobbiamo ricordarci che tutti i partecipanti al Secondo Concilio Ecumenico di Nicea, dopo aver ascoltato questo Credo, esclamarono: “Tutti noi crediamo questo; tutti noi pensiamo questo: è la fede degli Apostoli, è la fede ortodossa… e coloro che non accettano questa fede siano scomunicati”. Nella Chiesa di Roma il Credo fu letto senza aggiunte per molto tempo dopo il Settimo Concilio Ecumenico. Fu inciso in questa formula (senza il Filioque), su ordine di papa Leone III, su tavole d’argento, in greco ed in latino, e posto sulla facciata della Chiesa di S. Pietro a Roma. Occorre anche notare che le più antiche traduzioni latine degli atti dei Concili Ecumenici non contengono l’aggiunta del Filioque. I Padri dei Concili Ecumenici, uno dopo l’altro, hanno ritenuto e confermato il Credo nella stessa formula trasmessa alla Chiesa dai due primi Concili Ecumenici; non vi apportarono alcun Paramenti sacricambiamento e proibirono qualunque aggiunta al Credo, anche in caso di necessità. I Padri della Chiesa evitarono persino di aggiungere il termine “Theotòkos” (Madre di Dio) al Credo sebbene la nozione che esprime non sia altro che una breve spiegazione della dottrina contenuta nel Credo e la cui aggiunta sarebbe stata utile e necessaria per contestare i Nestoriani. Tali modifiche al Credo, anche quando avrebbero potuto apportare delle reali spiegazioni, furono strettamente proibite dopo il Concilio di Efeso. Anche i Greci che obbedivano alle decisioni dei Concili e alle esortazioni dei Padri, con lo spirito pieno del loro fermento, non potevano ammettere che l’addizione del “Filioque” nel Credo fosse regolare e legale. Come poteva una Chiesa particolare arrogarsi il diritto di aggiungere qualche cosa al Credo quando tale diritto era stato negato dai Concili della Chiesa universale? I Padri della Chiesa ed i Confessori della Fede erano pronti, per amore del Cristo e per il Suo Vangelo, a fare dono delle loro anime, dei loro corpi, del loro sangue e di tutto ciò che possedevano sulla terra poiché “in materia di fede non vi devono essere né concessioni né esitazioni”. E’ ben noto che lo stesso Imperatore di Bisanzio era a Firenze per l’unione delle Chiese e malgrado i suoi desideri affinchè l’unione si realizzasse era solito dire che: “I Latini contestano ciò che è evidente in sé cercando di persuadere i Greci ad accettare ciò che è stato anatematizzato dai Concili ecumenici. Questo non dimostra l’evidenza del loro tentativo di porre la Chiesa cattolica, una e santa, in contraddizione con se stessa?”. Occorre ancora ricordare che tutti i dogmi sono stati promulgati in lingua greca e poi tradotti in quella latina. Si può ragionevolmente supporre che i Greci siano più adatti degli stranieri a comprendere la lingua greca. S. Basilio il Grande diceva che: “Lo Spirito Santo procede soltanto dal Padre e non da qualcun altro”. Se lo Spirito procede dalla Persona del Padre, allora l’espressione “e Anastasisnon da qualcun altro” mostra bene che non procede da un’altra Persona. S. Gregorio il Teologo dice che “tutto ciò che ha il Padre, il Figlio lo possiede, eccezione fatta per la causalità”. Il termine “Processione” è stato introdotto nel Credoin parallelo con il termine “Generazione” ed entrambi significano la relazione causale al Padre e non l’energia o la missione. S. Massimo scrive a Marino che i Romani d’Occidente accettano che il Padre sia la sola causa della processione dello Spirito Santo e che il Figlio non lo sia. Quando i Latini insistevano sul fatto che il “Filioque” fosse un miglioramento di una dottrina, già buona ma incompleta, dello Spirito Santo, Papa Leone così li metteva in guardia: “Se si desidera migliorare ciò che già è buono, si deve subito assicurarsi che, facendolo, non lo si corrompa”. Insisteva sul fatto che non poteva porsi al di sopra dei Padri dei Concili che non avevano menzionato il “Filioque” ne per dimenticanza né per ignoranza, ma per ispirazione divina. Questa opinione teologica è anche quella di Papa Adriano I (772-795) e quella del Concilio di Toledo ove il “Filioque” non era inserito nel Credo. La persistenza dei papi successivi nel loro insegnamento eretico sul “Filioque” e sul “Primato” - che non è niente altro che una malvagia comprensione del primato d’onore accordato da altri eguali, gli altri patriarchi - è stata la causa dello scisma fra le due Chiese. Ogni studioso di buona volontà vede chiaramente che la Chiesa orientale desidera soltanto rimanere nella fede dei Mosaico bizantinoPadri e preservare l’unità di questa fede, vale a dire restare nella Chiesa Ortodossa - la Verità - poiché fuori di Essa non vi è salvezza. Essa è la vera Chiesa di Cristo che porta le sue stigmate e non accetta compromessi in questioni di fede, che non ricerca la gloria o il potere di questo mondo ma è semplice e umile come lo era il suo fondatore. Al contrario, la Chiesa occidentale, alla ricerca della gloria temporale e del potere di questo mondo, ha sacrificato ogni legame con la Tradizione e la vera Chiesa, introducendo nuove dottrine, nuove concezioni mondane e umane al Cristianesimo, allontanandosi dalla via unica e diritta di cui il Cristo è l’iniziatore, la santificazione e la deificazione. Come avrebbe potuto essere preservata l’unità della Chiesa e della Fede quando la Chiesa occidentale sempre ha cercato di intervenire “di diritto divino” nelle questioni riguardanti la Chiesa orientale e, fatto più grave, per aggiungere o togliere agli insegnamenti dei Concili Ecumenici in virtù di un diritto che non fu mai concesso ad alcuno? E’ importante che i partigiani del Papa non abbiano mai potuto accusare gli Ortodossi di insegnamenti eretici. L’Eresia è stata un loro privilegio personale ed esclusivo. La loro principale accusa contro gli Ortodossi è stata che non avevano volutoMonastero accettare gli insegnamenti dell’Occidente. Ciò mostra che gli Ortodossi sono sempre stati fedeli alla tradizione e alla fede della Chiesa primitiva e apostolica. I sostenitori del Papa, al contrario, a partire dal momento in cui si sono separati dal corpo della Chiesa, sono caduti sempre di più in errori dogmatici, allargando la breccia che già avevano aperto fra le Chiese.


IL MONTE ATHOS... REPUBBLICA MONASTICA DAL 963


I monasteri, in base all'ordine gerarchico della Montagna Sacra, sono raccolti in quattro gruppi, ed in ogni gruppo vi è uno dei principali monasteri quale capogruppo, cioè, il Grande Lavra, Vatopedi, Iviron, Chelandari e Dionysiou. L'organo esecutivo dello stato monastico è la "Sacra Epistasia", composta da quattro rappresentanti dei gruppi menzionati, ed ogni gruppo è a capo dell'Epistasia per un anno. Tuttavia, ciò riguarda soltanto la forma esteriore della vita sul Monte Athos. La reale vita umana è un profondo ed indescrivibile mistero, e per comprenderlo, bisogna andare al di là dei propri sensi. Questo grande mistero si manifesta quando l'uomo cerca di raggiungere Dio, e Dio, s'inchina verso l'uomo. E' un mistero perpetuo che ciascuno può vivere soltanto con gli occhi del proprio animo; è tutto ciò che eleva il Monte Athos a Montagna Sacra. Tutto il resto - pentimento, ospitalità, icone, tesori, architettura ed affreschi, passeggiate nelle foreste, preghiere e tanto altro - sono soltanto una infinita piccola parte del mosaico che compone questo mistero. I monaci del Monte Athos chiamano la Montagna Sacra "il giardino della Vergine", perchè è Colei che essi onorano quale protettrice dell'intera comunità monastica.

Liturgia sul Monte Athos

 
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